mercoledì 2 dicembre 2020

#7 Tristinverno

Tristinverno

Gelida neve
su di quel ch'era prato
ed ora non più.

Susanna Contadin
7 maggio 2009


#6 Impressioni d'autunno

Impressioni d'autunno

Tramonta il sole – 
il vento porta foglie
e malinconie.

Susanna Contadin
7 maggio 2009


#5 Estate

Estate

Fresche abetaie – 
profumo di resina
nel giorno che va.

Susanna Contadin
7 maggio 2009


#4 Calendimaggio

Calendimaggio

Passa la luna
sovra'l glicine aulente
e un sogno di te.

Susanna Contadin
7 maggio 2009


lunedì 30 novembre 2020

#3 Haiku di primavera

Haiku di primavera

Mandorli in fiore
come nuvole in cielo
tristi sul cuore.

Susanna Contadin
22 aprile 2009


#2 Il nuovo giorno

Il nuovo giorno

I sogni che non abbiamo sognato
non potranno mai finire...

Susanna Contadin
25 agosto 2006


#1 Aforisma

Aforisma

Amore,
sospiro d'eternità
– arcano brivido – 
nei silenzi dell'anima.

Susanna Contadin
dicembre 2002


sabato 28 novembre 2020

Pensieri e haiku

Rientrano in quest'ultima sezione di Rugiada brevi componimenti sull'amore e la speranza e haiku nei quali elementi naturali riferiti alle varie stagioni sono associati a determinate sensazioni ed emozioni. Prevalgono la tristezza, la solitudine e la malinconia, ma c'è spazio anche per sperare.
Le dolci atmosfere primaverili sono rese attraverso colori e profumi di mandorli in fiore, glicini, rose, viole, aquilegie, antirrini, prati di olmaria e tarassaco, gemme che si schiudono al vento sotto un cielo di nuvole e luna.
L'estate è percorsa dal sentore di resina delle abetaie, dallo scroscio di un torrente di montagna sopra il quale, tra le nuvole e l'azzurro, vola alta e lontana un'aquila, dalla luce di una stella cadente oltre un bosco di faggi, ma anche dai riflessi di un'alba sul mare e dal canto dei grilli in collina.
L'autunno avanza tra turbini di foglie nel vento e rami che si stagliano secchi e spogli nel tramonto.
Infine, ecco l'arida immobilità invernale con la neve, il ghiaccio e le spine del giuggiolo.
Ma ora lasciamo parlare queste immagini.

martedì 27 ottobre 2020

#10 Il premio

Il premio

Dalle tue alle mie
mani passando
il premio
– m'accorgo – 
è già altro da sé.

Un tuo sguardo,
e già mi perdo
dietro immagini di libertà
suggerite dal tuo nome.
Un tuo sguardo,
e già confondo
le tue parole nei pensieri.

Neanche il ricordo
d'una voce a cullare
il silenzio d'una mia lacrima.

Susanna Contadin
23 novembre 2009


Anche un momento significativo e concreto come il mio primo riconoscimento letterario viene trasfigurato dal potere dell'immaginazione: come dire che è nel nostro destino non accorgerci del presente, non ce ne resta nemmeno il ricordo per consolarci del pianto.


martedì 20 ottobre 2020

#9 Strofe alcaica

 Strofe alcaica

Non vive il mio cuore che di speranze
e la mia anima di lontananze – 
solo ricordi e desidèri
attirano'l poi, chiamano'l ieri.

Susanna Contadin
18 maggio 2009


La poesia è costruita utilizzando il metro greco di Alceo, che prevede la struttura sillabica 11-11-9-10 dei versi.
È una riflessione sul nostro voler a volte rivivere il passato, altre anticipare il futuro, senza riuscire mai a godere degli attimi che viviamo. Il modo in cui sono collegati i termini speranze-lontananze-ricordi-desideri-poi-ieri richiama l'andamento della nostra esistenza, sempre in precario equilibrio tra il già avvenuto e l'atteso. 


martedì 6 ottobre 2020

#8 Invocazione

Invocazione

Sofférmati
nel tuo corso,
o tempo,
su ogni attimo lieto – 
partécipe, contemplalo splendere,
dalla sua gioia làsciati aspergere.

Tempo,
sfiora appena
le buie ore
dei freddi giorni del dolore – 
sìano subito solo traccia
dell'inarrestabile tua marcia.

Susanna Contadin
13 maggio 2009


È un'invocazione al tempo, perché rallenti la sua corsa soffermandosi in una partecipe contemplazione dei momenti di felicità, in modo da prolungarne la durata, e perché al contrario scivoli veloce sulla tristezza, sul buio e sul freddo di attimi comunque necessari del suo scorrere.


venerdì 2 ottobre 2020

#7 Il dialogo

Il dialogo

“Cosa vuoi fare?”
mi chiede.
È una bambina – 
non l'ho vista
né sentita arrivare,
l'ho soltanto
trovata
qui a fare
domande.

“Cosa vuoi fare?”
ripete,
ed io rabbrividisco – 
a parlare
mi sembra
d'esser come io
ma tanti anni fa,
com'ero quando avevo
anch'io quell'età.

“Cosa vuoi fare?”
e tanto per risposta
mi ritrovo a balbettare
qualcosa.
Lei sembra
non sentire,
o forse
non è questo
che vuol sentirsi dire.

“Ma il tuo nome qual è,
e chi ti manda a me,
e perchè?”
chiederle vorrei,
ma lei
già più non c'è – 
dov'era è solo brezza,
nulla più tradisce la sua presenza,
come non ci fosse stata mai.

E forse era proprio
quella parte perduta
di me – 
venuta
a farmi pensare
alle scelte da fare
e sparita
senz'aver saputo
cosa davvero m'aspetto dalla vita.

Susanna Contadin
13 maggio 2009


Una sera di maggio nel 2009, alla fine del rosario, mi accadde un fatto stranissimo. Una bambina, invece di andare a giocare con gli altri, fermò me e dopo le domande di rito su nome, età, ecc. mi pose inaspettatamente questa: "Cosa vuoi fare?". Ed io, all'epoca imprigionata in un periodo alquanto confuso della mia esistenza, mi sono accorta di non saperle rispondere. Un po' stranita, col passare del tempo ho poi interpretato questo evento come un segno del destino venuto in forma umana a farmi riflettere su quel che cercavo veramente nella vita.
Nella poesia la domanda è ripetuta per tre volte all'inizio di altrettante strofe, come un pensiero fisso che si ripropone periodicamente. La bambina, né vista né sentita arrivare, è un po' come un'inquietante apparizione e alla fine sembra scomparire nel nulla, resta solo la brezza come segno della sua presenza, diventa quasi un'immaginazione come non ci fosse stata mai. In un finale rovesciamento di prospettive sono io a volerle fare delle domande per identificarla, forse perché fa rabbrividire il vederla come una proiezione di sé - quella parte perduta di me che se n'è andata, irrecuperabile come il tempo, senza avere risposte certe. 


mercoledì 30 settembre 2020

#6 Canto della poetessa al suo ispiratore

Canto della poetessa al suo ispiratore


Diletto,
non conoscono il tuo nome
che le lande ventose
e le terre di brughiera. 
È tanta la dolcezza
che hai nel dettarmi
parole
d'illusorio – sognato – 
amore
che vorrei
– per una volta –
esser cantata
– io – 
da te.
Rinuncerei
– per quella volta –
al poetico afflato mio per essere
– io –
il tuo.
Varcheremmo così le distanze,
i mari che si estendono
tra lo sguardo tuo
ed il mio,
e tu
solo per quei versi almeno
esisteresti, e anche quando
più non esistessi
saresti – per essi – esistito.

Susanna Contadin
11 maggio 2009


Il componimento si apre con immagini che suggeriscono l'idea di una selvaggia vastità (lande ventose, terre di brughiera), quasi ad indicare l'impossibilità di definire, di racchiudere l'ispirazione entro confini ben delimitati. Come già anticipato dal titolo, all'origine di questi versi c'è un rovesciamento di prospettiva in base al quale la poetessa si trasforma in musa e l'ispiratore in poeta, annullando così la distanza tra i loro mondi paralleli. A livello stilistico, i frequenti incisi sottolineano questa ipotetica dimensione impalpabile nella quale il soggetto si esprime appieno, mentre il gioco di parole finale insiste sulla poesia quale forma di sopravvivenza tanto di chi la produce quanto di chi la ispira.


mercoledì 12 agosto 2020

#5 Ad un poeta triste

Ad un poeta triste

Belle le tue parole e dolci
scorrono – fiumi malinconici –
nell'anima.
Sono belle, ma meno
lo sarebbero
se le confrontassi col tuo sguardo,
profondo più di oceani.

Dicono i tuoi occhi
oltre quel che dice
il cerchio del tuo dire.
Amo le tue parole,
ma più amo
il tuo sguardo
che schiude mondi infiniti.

Susanna Contadin
23 aprile 2009


Il componimento è centrato sulla contrapposizione tra detto e immaginato - tra parole e sguardo: le prime, richiamate dal ricorrere di termini legati al discorso (dicono, dice, dire), creano un universo vario ma comunque ristretto (cerchio); il secondo, invece, è in grado di andare oltre, dando origine a mondi infiniti. La stessa differenza è resa dalle immagini di fiumi e oceani: come fiumi, le parole scorrono - espletano la loro funzione e passano; come oceani, uno sguardo rimane in tutta la profondità di un'emozione. 

#4 Antico desiderio di poetica immortalità

Antico desiderio di poetica immortalità

O dolce aedo
del cercato amore,
come vorrei essere
io
la parola che nasce
nel tuo pensiero e sul tuo labbro!

Vorrei che a risuonare
nel tuo canto
fosse il nome mio:
lo renderesti più bello, più vero,
e come il mare
eterno.

Susanna Contadin
22 aprile 2009


Sono speranzosi versi d'invocazione ad un cantore dell'amore sognato ed esprimono il desiderio di essere la sua fonte d'ispirazione, per poter godere della bellezza, verità ed eternità che solo la poesia può assicurare. 

martedì 11 agosto 2020

#3 Ero e Leandro

Ero e Leandro
– Lamento di una sacerdotessa per il suo perduto amore –

“Torna la tempesta
come la marea,
ma più non torna quella
che ti ha portato via –
Mi stavi raggiungendo,
adesso, invece, amato mio,
a trovarti sarò io –
Presto anche ai giorni miei
la luce mancherà –
Mio epitaffio sia il tuo nome
e tuo il nome mio,
come se mai finisse
questo nostro lungo addio”

Susanna Contadin
20 aprile 2009


Si tratta di un poemetto a tema mitologico sull'amore perduto. A parlare, attraverso quattro brevi pensieri giustapposti, è Ero, sacerdotessa di Afrodite innamorata di Leandro. Inizia contrapponendo alcuni eventi destinati a ripresentarsi nel tempo (la tempesta, la marea) all'irripetibilità della vita: Leandro, infatti, è appena morto tra i flutti in una notte di tempesta. Continua poi soffermandosi sulla necessità di un incontro con l'amato: egli stava infatti attraversando a nuoto, come ogni sera, lo stretto ellespontino per raggiungerla. Ero, disperata, sceglie allora la morte come unica via per ritrovare il suo amore perduto e la diminuzione sillabica dei versi (4-3-2) dal primo al terzo dei suoi pensieri sembra quasi accompagnarla nel suo allontanarsi dalla vita. Inoltre, il riferimento alla luce che le verrà meno rimanda alle circostanze della morte di Leandro: lo spegnersi della lucerna che avrebbe dovuto guidarlo alla costa. Conclude infine con parole che legano per sempre entrambi al ricordo eterno l'uno dell'altra. 

lunedì 10 agosto 2020

#2 La principessa e il prigioniero

La principessa e il prigioniero

I.

“Lascia che il mio pensiero
passi come un sogno
sui tuoi occhi chiusi...
Mi sembrerà di immaginare
le terre lontane – 
sconfinate – 
che devono aver veduto
prima che il tuo mondo
si chiudesse in questa cella.

II.

“Lascia che il mio pensiero
sfiori come un soffio
le tue labbra serrate...
Mi sembrerà di sentire
le parole sconosciute – 
misteriose – 
che devono aver pronunciato
prima che questo silenzio
ne soffocasse l'alta armonia.

III.

“Lascia che il mio pensiero
giunga come una carezza
sulle tue mani incatenate...
Mi sembrerà di vivere
le battaglie sanguinose – 
vittoriose – 
che devono aver combattuto
prima che una sconfitta
le privasse della spada.

IV.

“Da quando, al tramonto,
ti condussero qui,
come i tuoi polsi
è in catene il mio cuore.
Quale incantesimo
nei tuoi sussurri che non capivo,
mentre venivi trascinato via?
I tuoi occhi come praterie
percorse da acquitrini.

V.

“Il vento sibilava fra le torri,
svelto echeggiò il mio passo nel castello.
Gracchiava il corvo e l'argentea luna
guidò i miei passi incerti alle segrete
dove il sonno ti colse, leggero.
Ed ecco, al tuo cospetto, o straniero,
io sono estranea a me stessa – 
un tuo sguardo, o prigioniero,
mi ha ridotta in schiavitù.

VI.

“Governavo popoli, ed ora
la mia stessa persona mi si ribella.
Ecco, ho sciolto i tuoi vincoli: inerti
cingono ormai solo le mie lacrime.
Ma tu adesso liberami, ti prego,
da questo sortilegio...
Liberami prima che sia giorno,
prima che la luce riveli
questo mio turbamento.”

Susanna Contadin
3 aprile 2009


È un poemetto dall'atmosfera medievale sull'amore come forza che scardina ogni certezza. Racconta la storia di una principessa che si innamora di un suo prigioniero, una situazione che è all'origine di un rovesciamento di prospettive: ad un certo punto è proprio la principessa a sentirsi prigioniera del suo sentimento, mentre l'amato - pur in catene - è associato ad immagini di libertà (terre sconfinate, praterie), come se fosse l'amore a toglierla e non la prigionia. 
Tutto il componimento è costruito su una serie di parallelismi e contrasti che allo stesso tempo avvicinano e contrappongono i due protagonisti. Nelle strofe I-II-III il pensiero della principessa è messo in relazione con coppie di elementi (sogno/occhi, soffio/labbra, carezza/mani) che a loro volta rimandano rispettivamente a paesaggi immaginati, a lingue sconosciute, a battaglie rievocate e quindi al senso della vista, dell'udito e del tatto. Alcuni termini sottolineano che l'amato è un prigioniero (chiusi, chiudesse, cella; serrate, silenzio, soffocasse; incatenate, sconfitta, privasse) e che si tratta di uno straniero (lontane, sconosciute, misteriose). Questi gruppi di parole contrastano con altre immagini: l'ambiente chiuso della cella con le terre sconfinate; il silenzio con l'armonia; la sconfitta con le battaglie vittoriose, enfatizzando la differenza tra il prima e il dopo nella vita dell'uomo. Dalla parte IV in avanti la principessa ripercorre la vicenda: con l'arrivo del prigioniero le loro condizioni si rovesciano, è lei a sentirsi estranea in presenza dello straniero, è il prigioniero a ridurla in schiavitù e a portarla dal controllo della situazione alla ribellione del cuore nei confronti della ragione. La figura dell'amato è tratteggiata attraverso alcuni elementi: polsi, sussurri, occhi, che richiamano a ritroso gli occhi, le labbra e le mani sfiorati prima nel pensiero dalla principessa. La sezione V ricrea l'atmosfera sinistra del castello (vento, torri, corvo, luna, segrete), con l'incedere della protagonista che si fa più incerto per l'emozione man mano che si avvicina al prigioniero. La strofa VI conclude il monologo interiore con la speranza che alla liberazione dell'amato dalle catene corrisponda la propria da un sentimento che la principessa vive con paura e smarrimento: lo vede infatti come un incantesimo, un sortilegio, una fonte di turbamento

venerdì 7 agosto 2020

#1 Il tempo del dolore

Il tempo del dolore
– Lamento di una driade –

I.

“Dal mio cuore nasce un pianto,
ma nessuno consolarlo saprà...
La mia anima effonde un canto
a cui nessuno risponder potrà

“Mio sommesso pianto,
nessun sole ti asciugherà...
Mio triste canto,
nessun vento ti diffonderà

II.

“Il mio canto è il mio dolore,
non dà gioia, non delizia...
È il tormento del mio cuore
che dà voce alla mia mestizia

“Mio profondo dolore,
invano invochi giustizia...
Mio angosciato cuore,
non conosci più letizia

III.

“Il mio cuore l'impossibile cercò,
per questo di nulla goder poté...
Vaga tristezza di me s'impossessò,
un cupo dolore su di me si abbatté

IV.

“Il mio dolore mi colse un mattino,
era di maggio, dolce e crudele...
Aveva sguardi d'amore, riflessi di rubino,
sapeva di more, mandorle e mele

V.

“Era l'amore che la mente sconvolge,
era il meriggio che il cuore accende...
Era la forza che il cosmo rivolge,
un nuovo sole che perenne splende

VI.

“Ma un pallido sole, ahimè, una sera
con sé portò, al tramonto, ogni emozione...
Di quel caro amore nulla più c'era,
sola io rimasi con la mia illusione”

VII.

Così la driade il suo perduto amor cantò.
Un ultimo sguardo al lontano mar...
E poi al silenzio dei suoi boschi tornò
per farsi dal pianto degli olmi cullar.

Susanna Contadin
27 giugno 2006


Ho immaginato una ninfa dei boschi che racconta in prima persona la sua illusione d'amore e usa per ogni strofa degli elementi che, ripresi nella successiva, collegano i vari "capitoli" della storia. Tali rimandi costituiscono una sorta di riassunto del suo lamento: si tratta del canto di dolore di un cuore per un amore che ha portato dapprima il sole, poi il pianto nella sua vita. In particolare, il concetto di pianto apre e chiude il poemetto conferendogli una struttura circolare: è come se non ci fosse via d'uscita dal dolore, un effetto che sarebbe venuto meno mantenendo la prima stesura, in cui l'ultimo verso suonava "per farsi dal vento tra gli olmi cullar". Inoltre, la suddivisione in sette parti richiama la scansione settimanale del tempo, come se ogni singolo giorno fosse percorso dal dolore: da qui il titolo.
Le strofe I-II fungono da introduzione e si soffermano sugli stati d'animo della driade abbandonata: tristezza, sofferenza e un desiderio di vendetta che si spegne in una rassegnata disperazione. Con la strofa III inizia una sintesi della vicenda a partire dalla sua origine: un amore impossibile, che nella sezione IV viene localizzato nel tempo - un mattino di maggio tanto dolce nelle sue promesse quanto crudele nel deluderle - e descritto attraverso colori (rubino) e sapori (more, mandorle, mele) che, complice la melodiosa allitterazione, evocano un idilliaco mondo fatato. Nella parte V si insinua la consapevolezza delle conseguenze dell'amore, visto come una travolgente forza cosmica responsabile di un totale sconvolgimento interiore. La strofa VI mette in chiaro che si tratta solo di un'illusione: l'avversativo "Ma" in apertura contrasta con forza con quanto detto finora e l'immagine del sole, che prima splendeva perenne ed è ora pallido, sottolinea con il passaggio da mattino a tramonto l'idea di un amore che finisce, portando la ninfa alla solitudine e all'isolamento suggeriti dalla sezione VII.

giovedì 6 agosto 2020

Poemetti, poesie libere e versi arcaizzanti

Questa sezione raggruppa alcune poesie lunghe suddivise in strofe che sviluppano un racconto, altre che non seguono schemi compositivi particolari e altre ancora caratterizzate dalla sperimentazione a livello stilistico o terminologico. I temi prevalenti sono la coesistenza di amore e dolore, la tristezza e il turbamento attenuati però a volte dalla speranza e una profonda riflessione su se stessi. Incontreremo figure appartenenti a diversi mondi: quello mitologico e fiabesco, quello della poesia - di chi la scrive e di chi la ispira - , quello di una quotidianità trasfigurata, ciascuno con un'emozione da offrire.

martedì 4 agosto 2020

#30 Sidus

Sidus

A chi vive il dolore nascosto
d'un amore non corrisposto

Tu per me sei come la pallida
stella lontana
che alta
posa la sera sui monti,
che muta
scruta la notte il mare e l'abisso,
che sa
del passare del vento,
che fugge
la fiamma dell'albe
ed ignora
anche l'orma della mia esistenza.

Susanna Contadin
27 giugno 2009


Un amore segreto è come una stella che, pallida, lontana, alta e muta, si pone nei nostri confronti con distanza e indifferenza e in uno sviluppo temporale che va dalla sera a prima dell'alba, passando per la notte, se ne resta ferma a vegliare per poi andarsene. Conosce i vari elementi, terra (monti), acqua (mare, abisso), aria (vento), fuoco (fiamma), ma non sa della nostra esistenza: di fronte ad un amore solo nostro ci sentiamo piccoli ed inutili come davanti all'immensità del mondo, di cui siamo parte senza che lo sappia.

lunedì 3 agosto 2020

#29 Aspettarti

Aspettarti

A chi, pur con dolore,
sempre nutre speranze d'amore

Aspettarti anche solo
passare,
anche sapendo
quanto farà male
esser sconosciuta ai tuoi occhi.

Non ho altro
che quest'attesa
per colmare i giorni e l'ore.
Vivere è questo eterno
aspettarti, o amore.

Susanna Contadin
25 giugno 2009


Certe sere d'estate è proprio questo che accadeva: seduta sui gradini davanti casa continuavo ad attendere, a sperare, a guardare da lontano quello che avrebbe potuto essere un amore, ma che passava senza lasciare altra traccia che la tristezza di non esserlo. Era l'attesa di quel momento, a suo modo magico anche se doloroso, a dare un senso al tempo, nella vana ma eterna speranza che si realizzasse un sogno.

domenica 2 agosto 2020

#28 Poète maudit

Poète maudit

Lontana ormai risuona
l'eco di luce
della tua parola
che segreta illude –
illude ed innamora.

Del suo esister non c'è segno
che in quel che resta di un sogno
strano
allo schiudersi d'un giorno
livido qual d'inverno.

Tornerà...? Dolce più del tuo silenzio
e molto più che nel ricordo
l'attendo a cancellare
l'ombra e la distanza
della tua inquieta assenza.

Susanna Contadin
17 giugno 2009


La figura misteriosa del titolo attrae con parole che ora vivono solo nel ricordo, assumendo i contorni di un sogno e appesantendo il risveglio in un mattino che non sembra nemmeno d'estate. E intanto continua l'attesa di una nuova parola futura che abbia più effetto di quella passata e della sua assenza nel presente.

sabato 1 agosto 2020

#27 L'incontro

L'incontro

Verso me avanzava
ma subito era
miraggio
che via si portava
quella sua
perfetta idealità,
che come questo giorno
di quasi estate
per me
mai più risplendere potrà.

Susanna Contadin
11 giugno 2009


L'illusione di un incontro ideale se ne va come l'attimo irripetibile dell'estate che inizia. 

venerdì 31 luglio 2020

#26 Il perché

Il perché

C'è un perché
se tremo
di consolazione al pensarti
uguale a me nell'anima.
C'è un perché –
ed è in questo mio
non conoscerti,
eppure amarti.

Susanna Contadin
21 maggio 2009


In queste parole c'è tutto il bisogno di credere nell'esistenza di qualcuno "uguale a me nell'anima", già amato anche se ancora sconosciuto, solo per la consolazione di sapere che c'è. 

giovedì 30 luglio 2020

#25 Pensarti

Pensarti

Pensarti
occupa le algenti
notti senza sonno e sogni
dei tristi lunghi inverni.
Pensarti
è qualcosa che m'accoglie
a primavera
nel radioso sole del mattino.
Pensarti
mi accompagna
per viali soleggiati
nel meriggio dell'estate.
Pensarti
è qualcosa che si leva
lento d'autunno
coi fumi della sera.

Susanna Contadin
20 maggio 2009


L'anafora "Pensarti" sottolinea il ripetersi di una situazione che si ripropone uguale in circostanze ogni volta diverse, come un sogno d'amore che va sviluppandosi pervadendo ogni stagione ed ogni momento della giornata. Si va infatti da un'immagine invernale che richiama il freddo, la tristezza e la solitudine di un tormento notturno, a quella primaverile che parla di apertura alla vita come in un mattino carico di speranze, alla luce estiva di un pomeriggio gravato di consapevolezza, alla lentezza del ricordo nella malinconia di una sera d'autunno. È un chiasmo di sensazioni positive e negative, grazie al quale restano impresse queste ultime che aprono e chiudono il componimento.

martedì 28 luglio 2020

#24 Labil parvenza che sei come me

Labil parvenza che sei come me

M'appari
in sogno e scompari –
ritorni –
labil parvenza che sei come me
or'affoghi,
or'affochi
quest'attesa di te.
M'ascondi
il tuo volto se a tratti
svolti
agli angoli bui
d'onirici labirinti.
Non ha la tua voce
che suoni
spenti –
van con l'ebano della tua ombra
come note di violini
e già
declini...
Non svanire ancora –
non lasciarmi qui a vagare
sola
in un sogno senza te –
senza te io non so
dare luce e colore
alla tenebra del nostro dolore –
senza te io non so
battermi contro l'egritudine
della nostra solitudine –
senza te io non so
non guardare alla nostra tristezza
come ad una debolezza.

Susanna Contadin
18 maggio 2009


L'amore sognato va e viene in un continuo gioco di rime e assonanze, fino a non farsi più vedere né sentire. Tutto si conclude con l'esortazione a rimanere presente, perché l'essere uguali nel dolore, nella solitudine e nella tristezza assicura una comprensione, una consolazione e una speranza di cambiamento delle quali non si può fare a meno.


sabato 25 luglio 2020

#23 Le mie lacrime per te

Le mie lacrime per te

Le mie lacrime per te
sono gocce d'oceano –
vengono dai profondi
abissi del tuo sguardo
e agli stessi,
versate,
ritornano.
Il solo pensiero
di una tua parola
basterebbe ad asciugarle,
ma adesso ho solo voglia
di piangere
per trovare nelle lacrime
qualcosa dei tuoi occhi.

Susanna Contadin
10 maggio 2009


In questi versi l'amato è al contempo origine e fine di lacrime intrise d'amore e dolore. Potrebbe consolarle con una parola o semplicemente con l'accorgersene... ma più forte di questa speranza è la rassegnazione a continuare un pianto che parla di lui.

venerdì 24 luglio 2020

#22 Amore karmico

Amore karmico

Ali di colomba
ha il mio amore per te,
e sguardo come d'aquila,
ché sempre ti scorge e mai ti raggiunge:
vincono il suo fragile volo
correnti avverse frapposte dalla sorte.

Andrà questo nostro esistere
sì come quello di due scogli
uniti e divisi
dallo stesso mare –
uguali, ma immobili e lontani,
che non si possono incontrare.

Susanna Contadin
22 aprile 2009


Certi amori sono talmente intensi da sembrarci predestinati da sempre, quasi come se, ci fosse un'altra vita, anche in quella li rivivremmo. Sono amori leggeri e delicati, ma allo stesso tempo forti e determinati, resi comunque impossibili da un incomprensibile destino che li ha messi sulla nostra strada impedendoci però di raggiungerli e realizzarli. Possiamo solo inseguirli, attimo dopo attimo.




giovedì 23 luglio 2020

#21 Anime in attesa di anime

Anime in attesa di anime

A chi come me
ancora non ha trovato
il suo amore sognato

Io m'immagino che siamo
un po' come due fari spenti
affacciati dall'entroterra
sulle coste dello stesso mare,
e che guardiamo sempre a quello
come se di là dovessero arrivare
i nostri amori sognati e tanto
sospirati –
Anime
in attesa
di anime –
Ma se solo guardassimo un po' anche altrove,
magari in nostra direzione,
anche solo ogni tanto,
ci accorgeremmo che magari
l'amore ci sta già passando accanto.

Susanna Contadin
21 aprile 2009


Capita che due persone, con così tanto in comune da poter essere l'amore l'una per l'altro, non si riconoscano. Capita che aspettino qualcun altro che non arriverà mai, semplicemente perché attendono la persona sbagliata. Capita, purtroppo. E si finisce per sprecare un tempo che nessuno ci potrà ridare, e con esso anche l'occasione di capire che a volte l'amore è più vicino di quanto crediamo. 

mercoledì 22 luglio 2020

#20 La somiglianza

La somiglianza

A chi è come me cantore
del suo sognato amore

Sono tornata nei luoghi
da cui mancavo da quei giorni
che il silenzio ha portato via
e li ho trovati intrisi ancora
della stessa malinconia,
degli stessi pensieri di allora.
Sembrava mi avessero
sempre aspettato – E poi
all'improvviso
quel viso –
Eri tu?
Mandato a cercarmi
– da dove, da chi? –
con negli occhi e nel cuore
il mio stesso dolore,
mandato a lenire
il mio –
a guarirmi
dal mio
male d'amore.
Quale somiglianza, eppure
ancora non eri tu!
Destinati a una vita parallela –
ciascuno che attende,
ciascuno che spera
che arrivi con l'altro la primavera.

Susanna Contadin
21 aprile 2009


A volte rivedere un luogo al quale siamo stati legati equivale a rivivere le emozioni ad esso connesse. Quante volte ci sentiamo quasi come se non lo avessimo mai lasciato? E poi ci sembra di ritrovarvi qualcuno creduto irrimediabilmente perso come quei tempi lontani, o è forse la salvezza che ci arriva da chi prova il nostro stesso dolore? Ma ancora una volta è solo un'illusione, non avviene l'incontro e non si può che concludere - con tristezza ma allo stesso tempo anche speranza - che da qualche parte ci sarà l'amore e forse conduce un'esistenza a noi parallela.

venerdì 17 luglio 2020

#19 Illusioni di te

Illusioni di te

Ho creduto di vederti,
in un giorno di festa e aprile,
apparire e poi lasciarti
appena intuire –
venuto da lontano
nell'anima ad offrire
alle mie
le tue solitudini, fragilità
e malinconie –
a far risorgere il tempio della gioia
dai silenzi delle rovine sue,
aggiungendovi, lieve, quelle tue.
L'ho creduto, ma era solo
un gioco strano del sole
oltre i vetri e queste stanche ore.

Ho creduto di sentirti,
in un giorno come un altro,
soffiare parole
di conforto,
di speranza
e d'amore
sulle ferite del mio triste cuore –
e ripeterle
come un'eco
nei ricordi –
L'ho creduto, ma era solo
la pioggia, la condensa,
monotona
nella sua cadenza.

Amore mio sognato,
amore sempre atteso,
incontrarti, ormai,
più non spero
oltre il cerchio dei miei pensieri –
oltre gli aerei emisferi
d'un sogno mio che
– solo –
ancora getta
ponti di luce
e d'arcobaleno
tra la solitaria mia esistenza
e l'evanescente tua arcana presenza.

Susanna Contadin
20 aprile 2009


Questa poesia racconta la tristezza dei sogni impossibili, contrapposta alla speranza che dagli stessi nasceva in Felicità
Le tre strofe che la compongono presentano un numero decrescente di versi, come se accompagnassero il venir meno dell'illusione nel passaggio da situazioni immaginate alla disillusione che ne deriva.
Il cuore si trova dapprima davanti ad un'ingannevole visione. Si abbandona al sogno - già accennato in altre poesie - di un amore che conosca e sappia capire le sue stesse solitudini, fragilità, malinconie, un amore con il quale ritrovare la gioia condividendo il medesimo dolore. Ma non è che un riflesso, uno scherzo del sole.
È poi la volta di una vaga sensazione. L'anima si illude di aver trovato chi sappia darle conforto, speranza, amore per annullare i precedenti elementi negativi. Ma non è che un mormorio, un inganno della pioggia.
E l'amore resta un sogno, un'attesa; non è ancora incontro, se non nel silenzio di un pensiero.

giovedì 16 luglio 2020

#18 Felicità

Felicità
– per l'inizio di un nuovo sogno –

Oggi il vento non è più freddo
e dei tigli porta, con lo stormire,
anche il profumo,
che va intrecciandosi con quello
d'una strana felicità.

Oggi ti ho trovato
in un sogno nuovo d'amore
dove ho smarrito il mio cuore –
dove ho visto un tuo sorriso
schiudersi piano
solo per me
e inondarti d'una luce
come di quando le nuvole
non velano più il sole –
dove ho visto il tuo sguardo
cercare tra tutti il mio
e illuminarlo
come questi sprazzi
di cielo
la terra,
per alleviare con la tua
questa mia malinconia
dell'eterna solitudine.

Oggi soltanto
mi sono accorta
che l'inverno è andato via –
oggi soltanto, che la tua anima
ha sfiorato, parlandole, la mia.

Susanna Contadin
18 aprile 2009


Tre strofe aperte dall'anafora "Oggi" corrispondono ad altrettanti momenti in cui viene suddivisa la nascita di una nuova speranza d'amore, il nuovo sogno del sottotitolo: prima e terza fase, entrambe di 5 versi, sembrano racchiuderlo come in uno scrigno. 
C'è una sorta di introduzione alla nuova situazione, che viene definita attraverso un accostamento di elementi: sensazioni, suoni, profumi.
C'è poi la descrizione dei dettagli di un incontro: quello che ha dato inizio al sogno, o uno soltanto immaginato? Si tratta di sorrisi e sguardi associati a elementi naturali: nuvole, sole, cielo, terra. Torna il concetto, già presente in altre poesie, di solitudine e malinconia condivise con l'amato.
C'è infine una conclusione in cui questo incontro d'anime appare come una rinascita dopo l'inverno. La felicità, appunto, dopo il dolore.

martedì 14 luglio 2020

#17 Abbacinante fantasia

Abbacinante fantasia

Quando salgo sulla scogliera
e si prepara una burrasca
e va nell'aria la triste musica
dei giorni ormai perduti
e scorgo di lontano
i capanni abbandonati
dei pescatori,
come un riverbero
sul mare
mi acceca
per un attimo
questa strana fantasia –
Entrare piano in questo o in quello
appena un po' più in là,
chiudere fuori il mondo,
lasciarlo sprofondare senza un addio
nell'abisso, nell'oblio,
vedere intanto come, spento,
lo segue mesto il sole,
incontrarti in un pensiero
che nasce dal mio pianto
ed unire
– fantasia –
la tua solitudine e la mia.

Susanna Contadin
16 aprile 2009


È una fantasia marina sull'amore sognato come unione di due identiche solitudini.
Quando al mare percorrevo la diga, mi colpivano in un modo non ben definito i misteriosi capanni che la costeggiavano da un lato, quasi come se sperassi di potervi trovare l'amore atteso. Ecco allora che in questi versi la scogliera diventa metafora della vita, stretta tra un tempestoso futuro e i tristi accordi del passato, mentre i capanni simboleggiano le speranze d'amore e l'immaginazione di isolarsi da tutto, come il mondo al tramonto, per trovare nei pensieri la consolazione di chi conosce un'uguale solitudine. Una fantasia appunto, che è tanto l'amore che l'impossibilità di incontrarlo.

sabato 29 febbraio 2020

#16 Se solo mi pensassi

Se solo mi pensassi

Se solo mi pensassi
quando la luna
non è che un arco sottile
teso e lucente nel buio,
io non avrei più lacrime e le stelle
potrebbero specchiarsi
solo nei pozzi,
nei rivi, nei fossi...
Ma la mia tristezza
– ancora – si confonde
con quella della notte,
che piange rugiada sui prati.

Se solo mi pensassi
quando il salice
risponde chino al mormorio
dell'argenteo ruscello,
io non avrei più singulti ed il mio cuore
si unirebbe piano
alle voci della natura
in un dolce cantico d'amore...
Ma la mia tristezza
– ancora – si confonde
con quella dell'edredone,
che spande malinconici lamenti.

Susanna Contadin
14 aprile 2009


Sottende questi versi il triste dramma della solitudine. Due strofe dalla struttura parallela lo raccontano tra ipotesi non realizzate, fantasticherie e realtà, mentre immagini legate alla notte e alla natura vanno di pari passo con la tristezza, senza nemmeno la consolazione di essere, se non amati, almeno pensati.
Poesia selezionata nella II edizione del Premio Alda Merini e inclusa nell'antologia Mille voci per Alda, ed. Ursini 2013



venerdì 28 febbraio 2020

#15 Vento e luna

Vento e luna

Al mio amore sognato

Io non so
quale sia la tua natura –
solo che hanno qualcosa di te
certi giorni di vento, con la luna
che si è levata presto ed è
alta e distante e sembra
solo una pietra
lanciata per sbaglio nel cielo.

Io non so
quale sia la tua natura –
solo che vivi in certi miei sogni
di quando sono triste e il sonno
lo portano le lacrime,
e in silenzio mi consoli,
e fuori è una notte
di vento e di luna.

Io non so
quale sia la tua natura –
solo che all'alba sei,
visione,
solo un soffio fra i pensieri –
solo che manchi più di ieri
nei giorni senza vento,
nelle notti senza luna di bel tempo.

Susanna Contadin
4 aprile 2009


È un malinconico rivolgersi all'amore sognato, presenza sconosciuta come sottolinea l'anafora d'inizio strofe, ma percepita in giorni e notti percorsi dal vento e vegliati da una luna indifferente. Una presenza consolatoria che abita sogni ricorrenti nati dalla tristezza e dal pianto. Qualcosa che manca se non c'è la compresenza dei due elementi naturali ai quali è associato. Qualcuno capace di capirci perché uguale a noi, come sembrano suggerire le somiglianze strutturali tra le varie parti del testo.

giovedì 27 febbraio 2020

#14 Sei...

Sei...

Veglia la luna
in silenzio
sull'incerto profilo dei monti...
Le stelle sei
dal tremulo splendore,
sei nella notte
che il giorno porterà via.

Col vento si leva
ancora un altro sole,
viene ancora un mattino
a destarmi, tiepido...
Il sogno sei
che stavo sfiorando,
sei in una lacrima
che racchiude il tuo sguardo.

Passa il giorno, e lento
segue il corso dei pensieri.
Il cielo si specchia nei canali,
sto sugli argini boscosi
dove nidifica l'airone...
Il vento sei
che le nubi dissolve,
sei nel meriggio
in cui cantano le allodole.

Cadono le ore
come le foglie.
Un turbine le sperde
e sembra un sospiro,
il fuoco del tramonto
accende nostalgie...
Gli alberi spogli sei
che si veston di ricordi,
sei nei giorni in cui credevo
di non aver pensato a te.

Susanna Contadin
29 marzo 2009


Quattro strofe di lunghezza crescente che corrispondono ad altrettante parti del giorno, dell'anno e della vita: in tutte la stessa presenza, evocata da diversi elementi. 
C'è nelle limpide notti d'inverno, quando la luna e le stelle sono sospese, quasi in attesa, sui colli resi indefiniti dall'oscurità, come nel paesaggio che ero solita osservare dietro casa al tempo ormai lontano di questi versi. 
C'è nei mattini tiepidi e ventosi di primavera, quando il pianto segna il risveglio da un sogno carico di ricordi.
C'è nei lenti pomeriggi d'estate, nei panorami delle mie camminate di allora, dove, immancabile, tra le nubi si aggira un vento che parla di amore impossibile. 
C'è nelle malinconiche sere d'autunno, con il nostro tempo che come foglie se ne va in un sospiro, mentre alberi spogli si stagliano nel tramonto. 
L'amore irrealizzato è una presenza continua: è nell'oggi delle sensazioni descritte; ci sarà in futuro, quando queste si riproporranno come i giorni e le stagioni che le hanno suscitate; è parte del nostro passato. Perché quando ci illudiamo di aver dimenticato ciò che ci fa soffrire, soltanto perché ci sembra di non stare più così male, in realtà è solo che non ci stiamo pensando. Ma in ogni stagione, in ogni momento della giornata, ci sarà sempre qualcosa che ce lo ricorderà, e ci accorgiamo che c'era anche quando non credevamo.

#13 Il tuo sguardo

Il tuo sguardo

Ho visto nei tuoi occhi
il triste mare dell'inverno.
Ancor mi piove
nell'anima
la sua luce, quando tocca
le rive del mio cuore.

Susanna Contadin
28 marzo 2009


Questa poesia segna l'inizio di una fase particolarmente produttiva della mia scrittura. Uno sguardo che racchiude tutta la tristezza del mare invernale, sensazioni che vanno e vengono come avanza e si ritrae la marea, accompagnate nel loro movimento dal ritmo altalenante dei versi.

mercoledì 26 febbraio 2020

#12 Distanze

Distanze

Da che fugge il vento
quando, improvviso,
porta il suo soffio lontano,
dove il silenzio più inquieta?

Pare lo incontri il tempo,
mentre tramonta l'ultima stella
e lento sale il giorno...

Sarà d'inverno, freddo, eterno –
d'inverno, e ancora senza te.

Susanna Contadin
27 settembre 2007


Anche in questo caso il vento si fa simbolo dell'amore impossibile che allontanandosi da noi sembra ad un certo punto scontrarsi con la triste realtà, qui rappresentata dal tempo attraverso l'alternarsi di notte e giorno. La progressiva diminuzione del numero di versi per strofa accompagna la fuga del vento d'amore, accentuando le distanze e con esse il senso di profonda solitudine reso dall'immagine di una fredda giornata invernale, che come il dolore non sembra finire mai. 

#11 Dopo il sogno, la vita

Dopo il sogno, la vita

«Oublions, oublions:
c'est le secret de vivre»
A. de Lamartine

Risalendo le sorgenti del tempo
cercavo nel vento
del mio sogno di te...
Non lo trovai che in me.

Ma ecco, vide alternarsi luci ed ombre
come, al soffio di primavera,
nega e concede il sole la fronda.

Caddero su esso le foglie
alle tristi tempeste d'autunno,
come giorni, o età al vento della morte.

V'intrecciò i suoi confusi viluppi
la fresca edera d'estate...
Presto lo ghermì, lo tolse poi da me,

infine il silenzio lo portò con sé.
Come d'inverno, vidi il mio sogno
coprirsi d'oblii... e mai più soffrii.

Fu allor vita per me,
e all'ombra dei giorni
cime e abissi ancora
udranno un sospiro... forse non per te.

Susanna Contadin
21 agosto 2007


A volte dimenticare può essere l'unica possibilità per guardare avanti. La narrazione invita fin dal titolo ad abbandonare i sogni irrealizzabili per concentrarsi sulla realtà e procede per gradi verso il probabile superamento di un dolore d'amore. 
Tutto inizia ricordando un'illusione di cui nulla è rimasto se non nel cuore e nell'anima. Il susseguirsi inarrestabile delle stagioni, e con esso l'imporsi del tempo e del destino, ha determinato inevitabili cambiamenti: dapprima luci ed ombre, poi tristezza e confusione, infine oblio. È la morte di un sogno, rappresentato da immagini naturali quasi a sottolinearne la prospettiva di un progressivo decadimento: un ramo che muovendosi al vento rivela e nasconde il sole primaverile, foglie cadute con le piogge d'autunno, l'edera intricata dei mesi estivi... finché il sogno si perde nell'inverno della dimenticanza come un albero spoglio si ricopre di neve. Solo allora ha il sopravvento la vita vera, perché dal dolore può nascere una nuova consapevolezza, forse anche la speranza di un nuovo amore. 

martedì 25 febbraio 2020

#10 Attimo

Attimo

Amor, tamquam tempus,
fugit; tamen sequitur

Segreta luce
sfuggita a rive sabbiose
ti rivelò tra sussurri indistinti...
Erano in te l'atteso e il perduto,
frammenti d'inconoscibile,
i morti specchi dell'oblio... –
Non più il dove,
né il quando,
soltanto gravavano su noi
cieli d'acque,
sentii fresche rugiade d'un giorno
non ancora intuito,
scorsi ombre silenti d'un sogno
che il mio cuore sfiorò.

Susanna Contadin
21 aprile 2007


Impossibile sottrarsi all'amore; ci sfugge ma allo stesso tempo ci insegue e ci raggiunge come i dettagli che delineano questo attimo rivelatore del sentimento: una luce che sembra arrivare da spiagge lontane, i sussurri che l'accompagnano. Nell'attimo di quell'incontro, sotto un cielo color dell'acqua convergono il passato ed il futuro, le speranze ancora da intuire si fondono ai ricordi perduti sempre uguali a se stessi e regalano un sogno senza luogo e senza tempo, ma sfiorato appena.

#9 Il bosco dei tassi

Il bosco dei tassi

Da quanto era un vuoto
freddo ad avere il mio cuore,
una nebbia mai vinta a celare il tuo sguardo?

Declinava l'inverno
quando ti ritrovai... Ad un oscuro lago
infondevi il tuo mistero.

Davanti a noi si schiusero speranze –
il tuo silenzio rapì quel giorno,
e la memoria di noi quasi assenti.

Susanna Contadin
28 febbraio 2007


La tripartizione della poesia trasmette un senso di smarrimento e rimanda ad un accostamento di passato, presente e futuro. 
Sembra sia l'anima stessa a parlare: a interrogarsi sui ricordi di un cuore non più capace di amare per la troppa lontananza, a descrivere quasi per enigmi il rincontrarsi alla fine dell'inverno, ad alimentare infine nuove speranze d'amore. 
In chiusura traspare anche a livello di sintassi tutta l'ambiguità dei versi: è infatti possibile interpretare in diversi modi il finale a seconda del termine considerato come soggetto. Potrebbe essere stato il silenzio da parte dell'amato, e quindi la sua indifferenza, ad aver portato via con sé quel giorno ed il suo ricordo; ma potrebbe anche essere stato il giorno, e quindi il destino, a chiudersi sull'immagine sbiadita di un amore senza più futuro.

venerdì 3 gennaio 2020

#8 Inverni

Inverni

Sussurravano sorgenti al vento
echi d'una lontana parvenza –
forse la tua... Verso il tramonto
varcasti incolmabili distanze.

La tua ombra non era che un velo,
dileguò, non un altro la scorse.
Di te non restò più che il solo
morire di più voci disperse.

Susanna Contadin
12 febbraio 2007


Questa e altre poesie dello stesso periodo sono scaturite dalla lettura di alcuni versi di Luzi, nei quali aleggia una presenza tanto attesa ma appena intuibile, mai manifestatasi davvero. L'illusione dell'incontro si svolge in un triste paesaggio rarefatto, delineato soltanto da sorgenti che rumoreggiano al tramonto, in cui appare - per poi subito svanire, quasi una visione - lo spirito di un amato senza volto o nome. L'indefinita presenza, o soltanto il suo ricordo inconsistente come sembrano suggerire i termini ombra e velo, portata dal vento come è arrivata così se ne va - fantasma non visto - lasciando soli e confusi. Questo fa di Inverni una sorta di piccolo amuleto che aiuta a capire e a rivivere le eterne emozioni di illusioni e speranze d'amore.