«Oublions, oublions:
c'est le secret de vivre»
A. de Lamartine
Risalendo le sorgenti del tempo
cercavo nel vento
del mio sogno di te...
Non lo trovai che in me.
Ma ecco, vide alternarsi luci ed ombre
come, al soffio di primavera,
nega e concede il sole la fronda.
Caddero su esso le foglie
alle tristi tempeste d'autunno,
come giorni, o età al vento della morte.
V'intrecciò i suoi confusi viluppi
la fresca edera d'estate...
Presto lo ghermì, lo tolse poi da me,
infine il silenzio lo portò con sé.
Come d'inverno, vidi il mio sogno
coprirsi d'oblii... e mai più soffrii.
Fu allor vita per me,
e all'ombra dei giorni
cime e abissi ancora
udranno un sospiro... forse non per te.
Susanna Contadin
21 agosto 2007
A volte dimenticare può essere l'unica possibilità per guardare avanti. La narrazione invita fin dal titolo ad abbandonare i sogni irrealizzabili per concentrarsi sulla realtà e procede per gradi verso il probabile superamento di un dolore d'amore.
Tutto inizia ricordando un'illusione di cui nulla è rimasto se non nel cuore e nell'anima. Il susseguirsi inarrestabile delle stagioni, e con esso l'imporsi del tempo e del destino, ha determinato inevitabili cambiamenti: dapprima luci ed ombre, poi tristezza e confusione, infine oblio. È la morte di un sogno, rappresentato da immagini naturali quasi a sottolinearne la prospettiva di un progressivo decadimento: un ramo che muovendosi al vento rivela e nasconde il sole primaverile, foglie cadute con le piogge d'autunno, l'edera intricata dei mesi estivi... finché il sogno si perde nell'inverno della dimenticanza come un albero spoglio si ricopre di neve. Solo allora ha il sopravvento la vita vera, perché dal dolore può nascere una nuova consapevolezza, forse anche la speranza di un nuovo amore.
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