M'appari
in sogno e scompari –
ritorni –
labil parvenza che sei come me
or'affoghi,
or'affochi
quest'attesa di te.
M'ascondi
il tuo volto se a tratti
svolti
agli angoli bui
d'onirici labirinti.
Non ha la tua voce
che suoni
spenti –
van con l'ebano della tua ombra
come note di violini
e già
declini...
Non svanire ancora –
non lasciarmi qui a vagare
sola
in un sogno senza te –
senza te io non so
dare luce e colore
alla tenebra del nostro dolore –
senza te io non so
battermi contro l'egritudine
della nostra solitudine –
senza te io non so
non guardare alla nostra tristezza
come ad una debolezza.
Susanna Contadin
18 maggio 2009
L'amore sognato va e viene in un continuo gioco di rime e assonanze, fino a non farsi più vedere né sentire. Tutto si conclude con l'esortazione a rimanere presente, perché l'essere uguali nel dolore, nella solitudine e nella tristezza assicura una comprensione, una consolazione e una speranza di cambiamento delle quali non si può fare a meno.
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