Quando salgo sulla scogliera
e si prepara una burrasca
e va nell'aria la triste musica
dei giorni ormai perduti
e scorgo di lontano
i capanni abbandonati
dei pescatori,
come un riverbero
sul mare
mi acceca
per un attimo
questa strana fantasia –
Entrare piano in questo o in quello
appena un po' più in là,
chiudere fuori il mondo,
lasciarlo sprofondare senza un addio
nell'abisso, nell'oblio,
vedere intanto come, spento,
lo segue mesto il sole,
incontrarti in un pensiero
che nasce dal mio pianto
ed unire
– fantasia –
la tua solitudine e la mia.
Susanna Contadin
16 aprile 2009
È una fantasia marina sull'amore sognato come unione di due identiche solitudini.
Quando al mare percorrevo la diga, mi colpivano in un modo non ben definito i misteriosi capanni che la costeggiavano da un lato, quasi come se sperassi di potervi trovare l'amore atteso. Ecco allora che in questi versi la scogliera diventa metafora della vita, stretta tra un tempestoso futuro e i tristi accordi del passato, mentre i capanni simboleggiano le speranze d'amore e l'immaginazione di isolarsi da tutto, come il mondo al tramonto, per trovare nei pensieri la consolazione di chi conosce un'uguale solitudine. Una fantasia appunto, che è tanto l'amore che l'impossibilità di incontrarlo.
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