Canto della poetessa al suo ispiratore
che le lande ventose
È tanta la dolcezza
che hai nel dettarmi
parole
d'illusorio – sognato –
amore
che vorrei
– per una volta –
esser cantata
– io –
da te.
Rinuncerei
– per quella volta –
al poetico afflato mio per essere
– io –
il tuo.
Varcheremmo così le distanze,
i mari che si estendono
tra lo sguardo tuo
ed il mio,
e tu
solo per quei versi almeno
esisteresti, e anche quando
più non esistessi
saresti – per essi – esistito.
11 maggio 2009
Il componimento si apre con immagini che suggeriscono l'idea di una selvaggia vastità (lande ventose, terre di brughiera), quasi ad indicare l'impossibilità di definire, di racchiudere l'ispirazione entro confini ben delimitati. Come già anticipato dal titolo, all'origine di questi versi c'è un rovesciamento di prospettiva in base al quale la poetessa si trasforma in musa e l'ispiratore in poeta, annullando così la distanza tra i loro mondi paralleli. A livello stilistico, i frequenti incisi sottolineano questa ipotetica dimensione impalpabile nella quale il soggetto si esprime appieno, mentre il gioco di parole finale insiste sulla poesia quale forma di sopravvivenza tanto di chi la produce quanto di chi la ispira.
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