mercoledì 19 luglio 2017

#3 Inutilità

Inutilità

Fiore primaverile senza profumo
Piccolo sole estivo ghiacciato
Frutto d'autunno senza sapore
Neve d'inverno disciolta.

Susanna Contadin
novembre 2000


A volte ci si sente così, come queste immagini emblematiche di ciascuna stagione, accostate senza punteggiatura, private della loro caratteristica essenza o associate al suo contrario. Immagini che perdono il loro significato, diventando il simbolo dell'inutilità.

martedì 18 luglio 2017

#2 Sera di dicembre

Sera di dicembre

Vagando senza meta
alle cinque di sera
– è presto ed è già buio –
nei pressi di luoghi sconosciuti...
Chissà dove siamo,
chissà dove andremo?
Cerco di ingannare il tempo
scrivendo e disegnando
sui finestrini appannati dell'auto.
Poi guardando fuori, il paesaggio:
un correre di luci, di lampioni, alberi e città.
Già sento la noia, la rabbia,
la tristezza e la malinconia,
che costituiscono la mia unica compagnia,
bussare dentro di me,
e non so se aprire oppure no.

Susanna Contadin
25 dicembre 1997


Quel che emerge da questa poesia è un insieme di sensazioni negative: ci si sente in sospeso, indecisi tra la solitudine e la compagnia della noia per il presente, della rabbia per quanto diverso potrebbe essere e della malinconica tristezza per la sua accettazione.
Fin dai primi versi tutto sembra succedere come se fosse lasciato al caso e la realtà appare opprimente come il buio al termine di una giornata troppo breve che porta al disorientamento. Il cambiamento di prospettiva dall'interno all'esterno - dall'auto al paesaggio - equivale alla ricerca di una via d'uscita, che si rivela però inafferrabile come la frenesia di luci, elementi naturali e vita che continua, nonostante tutto.

giovedì 13 luglio 2017

#1 Tramonto di pianto

Tramonto di pianto

Non di giorno, non di sera,
ma solo al tramonto
un amore si dispera.
È in questo momento
che cose viste o passate
affiorano alla mente,
e agli occhi
una prima lacrima appare
e resta
finchè il sole se ne va,
ricordando quell'addio...
Ma appena si scorge
il primo argenteo raggio di luna
tutta la tristezza scompare.
E l'amore ritrova la speranza
quando i raggi dorati del sole mattutino
si infiltrano nella stanza.

Susanna Contadin
febbraio 1997


Passeggiavo lungo i brulli sentieri di un colle solitario. Presto sarebbe calato il sole pallido delle corte giornate di febbraio e improvvisamente il tramonto mi sembrò il momento più triste.
È quando si ricordano tempi e amori passati - riflettevo - e, come in un gioco di rimandi, addii simili a quello del sole al giorno. Càpita che un pianto scaturito da questi pensieri accompagni l'astro che se ne va, ma il sorgere della luna comincia ad aprire il cuore alla speranza, finalmente ritrovata nel sole di un nuovo mattino.
Sole e luna. Tramonto, notte, alba. Fine e inizio. I colori oro e argento caricano di preziosità questi simboli chiave: il sole segna calando la fine delle illusioni e svela l'incolmabile distanza dal passato; la luna porta con sé un'idea di trasformazione; il sole che sorge suggella il rinnovamento interiore. Momenti del giorno e della vita condividono una connessione di fondo. Rime sparse la richiamano.



martedì 11 luglio 2017

Solitudine e malinconia, tristezza, morte e nostalgia

Ricordi di un passato che non può tornare. Sofferenza per la mancanza di un senso, per illusioni deluse, per una monotonia che soffoca le emozioni. Speranze di consolazione subito attenuate dalla desolazione nel notare che tutto si rinnova intorno, ma non in te.
Ecco le diverse sfumature dei sentimenti negativi in questa parte di viaggio. Forse un po' buia, ma ricca di simboli pronti a farci da guida.

giovedì 6 luglio 2017

#15 Ritorno a Elmriver

Ritorno a Elmriver

Là dove il bosco
si confonde con l'orizzonte
si spezza il giorno
in bagliori di tramonto.
E la vicinanza
è come assenza –
la presenza
come distanza,
mentre passa in un pensiero
qualcosa
– ancora –
di te.

Susanna Contadin
10 febbraio 2010


Un altro giorno si chiude in solitudine rompendosi nei mille riflessi del tramonto e per un attimo riporta a Elmriver, immaginario luogo dei sentimenti più dolci e perfetti. Ma anche questo, ormai, si rivela soltanto un'illusione. Lo suggeriscono i numerosi contrasti sui quali è costruita la poesia: il giorno si spezza laddove natura e orizzonte si fondono, la vicinanza è come il non esserci, l'esserci è annullato dalla distanza, un antico pensiero ritorna e l'anima vi si abbandona nonostante il desiderio - ancora - di guardare avanti.

mercoledì 5 luglio 2017

#14 I bucaneve

I bucaneve

Bianchi e fragili sui dolci
crinali contro l'acquea
luce del morente inverno,
li sfiora appena
un vento che ne porta
col profumo già l'annuncio
di natura che riviene.

Susanna Contadin
26 gennaio 2010


La tenue luce di fine inverno che parla di disgelo risveglia i bucaneve, semplici ma simbolici fiori dei mesi freddi raccontati attraverso piccole note descrittive che ne colgono gli aspetti essenziali: la purezza del colore, la delicatezza, l'habitat, la soavità del profumo, appena percepibile nel vento come la speranza di una nuova stagione dell'anno e della vita.


martedì 4 luglio 2017

#13 Luna d'ottobre

Luna d'ottobre

Velata risplendi
nella notte
– dolce –
evocando misteri.

E piano l'anima
si consuma
– triste –
nel freddo tuo silenzio.

Susanna Contadin
7 ottobre 2009


Una notte d'autunno, di dolcezza e malinconia e, alta nel cielo, una presenza più che mai evocativa. Questa l'origine di Luna d'ottobre.
La poesia si compone di due parti corrispondenti a due diverse prospettive. Una, più concreta, è data dagli elementi naturali che caratterizzano il momento descritto, dominato dalla misteriosa luce notturna di una luna che si lascia appena intravedere tra le nubi. L'altra, tutta interiore, si sofferma sulla distante incomunicabilità tra osservatore e contesto naturale, intrisi entrambi della dolce tristezza suggerita dai due aggettivi messi in evidenza nei versi - due aspetti contrastanti di una notte di luna in ottobre.


lunedì 12 giugno 2017

#12 I colori del cielo

I colori del cielo

Tramonto –
del sole e di maggio.
Il cielo
è come incerto
sul manto da vestire.
Qui ancora l'azzurro
d'un giorno che non vuol finire –
più in là già il blu,
la notte che inizierà.
Lì è invece un rosso
ricordo d'alba o presentimento
di quella che sarà –
oltre, anche una bella
riga d'oro che promette
nuovi sogni di stella.

Susanna Contadin
29 maggio 2009



Tutto inizia da una fine: quella di un giorno e di un mese, simboleggiata da un tramonto che personifica e avvicina un cielo altrimenti lontano. Come in un dipinto, i versi presentano pennellata dopo pennellata la varietà dei suoi colori ed il cielo si stende finalmente davanti ai nostri occhi in tutte le sue sfumature, ognuna col suo simbolico rimando.
C'è l'azzurro malinconico del passato, dovuto al protrarsi della giornata ormai conclusa ma non ancora rassegnata a farsi da parte, come certe fasi della vita. C'è il blu misterioso del futuro, il primo passo della notte che avanzando mette un po' paura. C'è il rosso di un tempo a metà, come un'alba ricordata o anticipata nei pensieri. E c'è l'oro del sogno, come le stelle eterno. 

sabato 27 maggio 2017

#11 Lungo il fiume

Lungo il fiume

Lontano tremano i pioppi
come timorosi
di mostrarsi e quel fremito
ritrovo nel cuore.

Volteggia una farfalla
intorno all'agrimonia e veloci
vanno con la corrente
sogni e pensieri, ansie e desideri.

Susanna Contadin
15 maggio 2009


All'origine di questi versi c'è una camminata, ormai lontana nel tempo ma sempre viva nei ricordi, su di un argine assolato e deserto nei pressi di Gualtieri.
Le due parti della poesia descrivono il paesaggio attraverso elementi naturali che, interiorizzati, diventano altrettanti simboli di una sensazione. Ecco allora che il leggero movimento dei pioppi nel vento assomiglia ad un timore, ad un fremito d'ansia che investe il cuore, mentre la farfalla sull'agrimonia regala un momento di sospensione appena prima che la corrente si porti via quel chiasmo di positivo (sogni/desideri) e negativo (pensieri/ansie), mescolati e indistinguibili come acqua di fiume.

sabato 20 maggio 2017

#10 La malga delle pecore

La malga delle pecore

Mi sorge nel cuore
col sole
che muore
un mondo come a sé,
d'arcadica armonia
nella sua malinconia –
un mondo in cui le ombre
sono solo
quelle fugaci
delle nuvole in volo
e i suoni
solo quelli
delle greggi belanti
e dei lor campanelli.
Là le montagne arrossiscono
se le bacia il tramonto –
là è la natura
a scandire il tempo,
e la luna è soltanto argento
nell'azzurro.

Susanna Contadin
5 maggio 2009


Come il lago Alpe dei Cavalli, anche la Malga delle Pecore esiste davvero, ma sognando di visitarla l'ho trasfigurata in un mondo ideale che a tratti riflette la malinconia che l'ha immaginato.
I dolci pensieri ispirati da un tramonto di maggio portano il cuore a smarrirsi, fin quasi ad illudersi di veder realizzati i suoi desideri; una realtà diversa, bucolica e serena, emerge allora dai versi, percorsi da rime che sottolineano l'armonia di un mondo in cui i ritmi delle cose sono dettati dalla natura e tutto appare per quello che è, senza doppiezze. Così anche le ombre non alludono a paure, ma sono quelle concrete delle nuvole sulla terra, i suoni non sono i rumori delle nostre vite frenetiche, ma quelli rasserenanti delle pecore e la luna non ha bisogno di essere inquadrata in definizioni scientifiche, perché è soltanto argento nell'azzurro. Anche alla Malga delle Pecore è l'ora del tramonto che colora le montagne: un parallelismo che fa da aggancio con la realtà dalla quale questo sogno ad occhi aperti ha preso vita e nella quale torna a sprofondare per sempre.

venerdì 12 maggio 2017

#9 L'alpe dei cavalli

L'alpe dei cavalli

Qui dove i boschi
respirano luce e i laghi
si colorano di cielo
vanno i cavalli selvaggi –
giù dai pendii,
al vento le criniere,
nitrenti libertà.
Vanno,
e se anche un poco stanno
alle rive o tra le fratte
sempre ancora fremono
per la corsa novella
e già per quella
che poi verrà.

Susanna Contadin
28 aprile 2009


A volte mi ritrovo a viaggiare con la fantasia: seguo rotte immaginarie su mappe sconosciute, affascinata dai nomi evocativi di posti che forse non vedrò mai. Uno di questi è il lago Alpe dei Cavalli.
L'omonima poesia descrive quel paesaggio così come lo immagino e i frequenti enjambements fanno indugiare nel percorso. Leggere questi versi è per me come passeggiare lentamente in un luogo ricco di boschi attraverso i quali la luce filtra come se ne fosse il respiro, con acque di lago tanto limpide da riflettere un cielo che conferisce loro il proprio colore; un posto abitato da cavalli che corrono in libere discese, celebrando ad ogni nitrito quel senso di libertà e vitalità di cui il componimento vuole essere un'ode. Animali attivi anche nelle soste, che riempiono di ricordi e anticipazioni. Incapaci, come noi, di godere del presente.
Poesia selezionata nel XIII concorso Habere Artem e inclusa nell'antologia omonima, Aletti Editore 2010

sabato 6 maggio 2017

#8 Le grandi e piccole cose

Le grandi e piccole cose

Qui presso il grande bosso
l'ombra e la frescura
hanno il colore
delle cose
cercate
sempre,
trovate
mai –
pace nel mondo
e libertà,
o anche solo
la serenità.

Susanna Contadin
23 aprile 2009


Come in Dolce primavera, la tenerezza di un altro pomeriggio primaverile colto nei suoi elementi naturali - la fresca ombra di un bosso - è lo spunto per riflessioni che si spingono al di là del luogo e del momento descritti, fino ad arrivare a grandi e piccole cose. Il loro rapporto è sottolineato dall'accostamento qui / mondo e dal parallelismo strutturale tra l'eterna ricerca e l'impossibilità di trovare tanto valori universali quanto equilibri personali. Le grandi e piccole cose finiscono così per sovrapporsi, come ombra, frescura e colore si fondono in una sinestesia di percezioni.

giovedì 4 maggio 2017

#7 Dolce primavera

Dolce primavera

Nuvole vaporose
corrono, svaniscono,
nel cielo luminoso,
come schiuma
su di un mare
che rive non ha –
Mi perdo
a seguire un pensiero
leggero
che viene, che va –
che va, che viene,
come le altalene.

Susanna Contadin
18 aprile 2009



Era un luminoso pomeriggio di aprile; le ore scorrevano malinconiche tra il giardino e il dondolo e con la stessa facilità del ritmo che ha è nata Dolce primavera.
La poesia descrive quella giornata attraverso gli elementi naturali che la caratterizzarono: gonfie nuvole bianche si muovevano nel cielo facendo pensare a schiuma su di un mare sconfinato. Da questa associazione di immagini scaturirono lievi pensieri - ricordi o speranze dal ritmo di altalena, come i suoni e le rime di questi semplici versi.

venerdì 28 aprile 2017

#6 Il forte sul mare

Il forte sul mare

C'è un bianco sentiero
che costeggia un'alta mura
e che porta, controvento,
ad un forte solitario
là, sul mare aperto.

Riposa dimenticato

su scogli frastagliati
quel forte abbandonato e come
stanco ascolta i marosi e i venti
parlargli come a un'anima.

Mi lega a quel forte qualcosa

di più sottile d'un filo
d'alghe. Il suo passato e la mia sorte
conoscono i gabbiani... Ma io vedo
come il suo oggi il mio domani.

Susanna Contadin
16 aprile 2009


Ricordo ancora l'avventurosa escursione al Forte San Felice in una mattina di fine luglio: il sole accecante rendeva ancora più bianca la scogliera ed un vento fortissimo sembrava quasi ostacolare l'arrivo alla meta. Il forte sul mare rievoca quel giorno e lo carica di simbolismo.
Le tre strofe corrispondono ad altrettanti momenti dell'esperienza, attesa, vissuta e meditata: si parte dal ricordo della camminata verso il forte, si passa alla sua descrizione, per poi interiorizzarlo e farne il simbolo di uno stato d'animo.
Il percorso per raggiungere il forte non è privo di difficoltà, alle quali alludono le immagini dell'alta mura e del cammino portato avanti controvento. Una volta raggiunto, l'edificio appare dimenticato, abbandonato, stanco; trasmette tristezza e un senso di cose passate, lo scorrere del tempo che lo ha visto protagonista ha reso gli scogli frastagliati ed ora, dopo aver compiuto la sua funzione, riposa come un ricordo. È così che inizia la sua personificazione in un'anima rassegnata che può solo ascoltare la voce del vento e del mare. Il suo passato è misterioso proprio come la vita che ci aspetta; solo i gabbiani, depositari della verità come in Oltre i gabbiani, ne sanno forse qualcosa. Ma l'abbandono in cui versa ora l'edificio sembra rispecchiare anticipandola una temuta futura solitudine. Assonanze e rime interne contribuiscono a richiamare questo legame tra il forte e la vita, fino a trasformare l'uno nella triste metafora dell'altra.

venerdì 21 aprile 2017

#5 Il sentiero dei caprai

Il sentiero dei caprai

Sospesa esistenza
d'una luna scesa tra le felci.
I venti si spersero gemendo,
seguirono paure d'ignoto...
Improvvisa scrosciò una sorgiva –
ferì il nostro sguardo il riflesso
dell'alba sulle rocce.

Susanna Contadin
21 febbraio 2007


Visitando certi malinconici paesi dalle strade tanto uguali da poterli confondere uno con l'altro, mi capitava spesso di fantasticare sulla vita dei pastori di capre che immaginavo abitassero quei luoghi sperduti. Anime sole in scenari naturali altrettanto solitari: boschi dove raccogliere violette e bucaneve, bacche e pungitopi, attraversati dai misteri di case rupestri.
È così che ho inventato questo sentiero, immerso ad alta quota in un senso di sospensione richiamato a più livelli. Sospesa tra cielo e terra è la luna, che si lascia scorgere tra le felci regalando l'illusione di essersi fatta più prossima, quasi una compagna di cammino. Sospesa nell'aria è la paura imprecisata di quando il vento si allontana, privando i caprai di quell'unico suono familiare alla loro solitudine. Sospesa è la struttura dei versi: creano attesa del tempo sospeso dell'alba, che illumina le rocce proprio come una sorgiva promette ristoro dalle amarezze della vita. Ed è tale lo smarrimento per un'inattesa speranza, che se ne viene feriti anche solo dal riflesso.


martedì 18 aprile 2017

#4 Tristezze

Tristezze

Novembre, un cuor si spegne
piano come l'ombra
d'un giorno a sera.
Troppo soffiò l'ultimo vento.

Salgono le nebbie
nei boschi erti sentieri,
forse accedono ai misteri
d'altri luoghi ed esistenze.

Se lo sguardo vaga
dai freddi bagliori è vinto
che una luna lontana errando
effonde. È un silenzio

che inquieta e pensi
chi amor cerca
trova sventura
oltre quei rovi, quei ruderi di mura.

Susanna Contadin
16 novembre 2006


Ci sono momenti in cui ci si sente fragili e perfino le mete che si stanno per raggiungere fanno paura anziché rallegrare. In uno di questi momenti è nata Tristezze.
È l'autunno inoltrato di novembre e la stagione morta si riflette nell'anima, spenta dalle prove della vita come una piccola fiamma da un vento troppo forte. Le ombre della sera aggiungono al quadro ulteriori toni scuri introducendo al silenzioso paesaggio malinconico tratteggiato poco dopo: la luna, fredda e lontana, passa indifferente su boschi nebbiosi dove proprio la foschia sembra allo stesso tempo celare la triste realtà e aprire nuove misteriose prospettive.
Come la nebbia tra i sentieri, mesti pensieri si fanno strada insinuandosi tra le strofe e diventando un tutt'uno con i versi: in un contesto naturale tanto desolato anche l'amore si ammanta di negativo e l'unico possibile sembra essere di quelli più sfortunati. Come in un'immaginaria leggenda, suggerita da rovi intricati e da mura in rovina, che forse si sta inconsapevolmente per vivere.

venerdì 14 aprile 2017

#3 Oltre i gabbiani

Oltre i gabbiani

Biancheggiava la scogliera
sferzata dal vento
nel pallido sole del mattino.
Piccole nuvole indugiavano
nel cielo, su di un mare cristallino.
Sugli scogli qualcosa s'addensò –
poi svanì, di nuovo si formò...
“Il giorno è ancora lungo,
più tardi guarderò.”

Rumoreggiava il mare
infrangendosi contro gli scogli
nel torrido sole pomeridiano.
Il vento, inesorabile,
sospingeva le nuvole lontano.
Sugli scogli qualcosa si formò –
poi svanì, di nuovo s'addensò...
“Il giorno è ancora lungo,
più tardi guarderò.”

Gravavano le nuvole
sulla scogliera lambita dai flutti
nel rosseggiante sole al tramonto.
Il mare spumeggiava, fresco
nel vento che spirava senza sconto.
Ma nulla più sugli scogli s'addensò –
un gabbiano apparì, a lungo gridò...
“Mai potrò saper cosa celava quel punto”,
e oltre il volo dei gabbiani il mio sguardo si fissò.

Susanna Contadin
25 luglio 2006

Le mie giornate al mare si aprivano sempre con una lunga camminata fino agli scogli della diga. Oltre i gabbiani parte come il racconto di una di queste escursioni in spiaggia, ma si conclude con un inaspettato spunto di riflessione.
Le tre strofe della poesia corrispondono a tre diversi momenti della giornata: il mattino, il pomeriggio, l'ora del tramonto; ciascuna è introdotta da un verbo che inizia a descrivere la situazione in quel determinato istante.
Alcuni elementi naturali ricorrono nelle tre parti modificandosi progressivamente: una scogliera, bianca nel vento e nel mare, poi oppressa dalle nubi; un vento che sembra soffiare sempre più forte; un sole inizialmente pallido, poi torrido, infine rosseggiante; nuvole piccole e lontane che diventano incombenti; un mare dapprima descritto attraverso il colore cristallino, poi colto nel suo rumoreggiare.
Una presenza sfuggente, indefinita ed inquietante, sembra ad un tratto materializzarsi sugli scogli in due distinti momenti annunciati da ripetizioni e varianti; ma ecco che proprio quando ci si aspetterebbe di riuscire a svelarne il mistero, questa presenza, ormai oltrepassati i confini rassicuranti di strutture e rime conosciute, non si manifesta più.
Ci si accorge allora di aver attraversato non soltanto tre fasi di una giornata, ma tre età della vita, ed il grido del gabbiano in chiusura, quasi un messaggio da decifrare, sembra comunicare la triste consapevolezza che aspettare e rimandare può voler dire perdere irrimediabilmente un'occasione. Ormai inghiottita per sempre da quell'oltre verso il quale l'irraggiungibile volo dei gabbiani sembra portare ogni inutile perché. 

sabato 8 aprile 2017

#2 Aprile

Aprile

Nuova luce e nuovo
respiro là, di fiori ed erbe
ritorno. Inattese vastità
nell'abisso d'ombra.
Ed è ancora il profumo
d'un cader di petali.

Susanna Contadin
5 aprile 2004


Il percorso in autobus di ritorno dall'Università riservava sempre scorci naturali tanto più interessanti quanto più ci si avvicinava a casa. Eppure, solo quel giorno me ne sono accorta davvero e ci ho riflettuto un po' su. Con poche, brevi frasi. Piccole annotazioni di veloci impressioni di viaggio.
È aprile. Avvolto dal verde dell'erba e dal giallo del tarassaco, tutto sembra pulsare di rinnovata freschezza: le parole chiave che aprono la poesia creano infatti un'immagine di ritrovata vitalità dopo il torpore dell'inverno (nuova/nuovo, luce, respiro). Ma il processo di rinascita è lento, faticoso, come prolungato dagli enjambements dei primi versi, e si sta svolgendo , in lontananza: non sembra appartenere del tutto a chi lo osserva, che anzi è quasi spaventato dalle inattese vastità che si stanno aprendo davanti ai suoi occhi e nel suo cuore. Ogni primavera infatti accade qualcosa di misterioso, capace di ridare vita a quell'abisso d'ombra che è allo stesso tempo un paesaggio desolato che si rianima di natura rigogliosa ed un'anima altrettanto deserta che riscopre sentimenti dimenticati.
Ma tutto questo è soltanto un cader di petali, un'illusione. Presto un altro inverno inghiottirà di nuovo natura e sentimenti. Il loro rinnovarsi sta già venendo meno, è qualcosa di effimero, destinato a finire. Come il viaggio che l'ha evocato.

martedì 4 aprile 2017

#1 Sera d'argento

Sera d'argento

È sera.
Il canto
lamentoso della cicala
sull'albero
tace.

Dietro il colle
il sole lentamente
scompare
lasciando un dorato
chiarore.

Biancheggia
l'argentea luna
nel buio cielo
illuminando debolmente
la meravigliosa natura.

Il picchio rumoroso
si quieta
volando
via
dal suo albero.

Susanna Contadin
1993


Quando ho scritto questa mia prima poesia avevo nove anni e tanta voglia di inventare storie: Sera d'argento si sviluppa infatti come una piccola, semplice narrazione in versi.
Una sera alle porte dell'estate viene descritta attraverso la progressiva introduzione di pochi elementi naturali: una cicala ed un picchio su di un albero, un colle, il sole e la luna nel cielo. I suoni del giorno si spengono, la luce si dirada, gli animali non animano più il paesaggio, ora pervaso da un senso di silenzio e solitudine sottolineato da alcune parole isolate, poste a costituire un intero verso (tace, scompare, via).
Centrale nella poesia è il momento del passaggio dagli ultimi bagliori del sole che tramonta ai primi raggi della luna che sorge: al modificarsi della luce sono infatti dedicate le strofe 2 e 3, al silenzio e all'allontanamento le strofe 1 e 4 in una sorta di struttura circolare che racchiude come in una cornice lo scivolare della natura verso la notte.


sabato 1 aprile 2017

Natura e paesaggi

Dolce e serena, ma allo stesso tempo percorsa da sottili inquietudini e misteri. Descritta nella sua concretezza, ma anche trasfigurata a simboleggiare qualcosa che va oltre ciò che si vede.
Così è la natura nelle mie poesie, che la colgono in diversi momenti e stagioni attraverso le immagini di paesaggi reali o immaginari. Paesaggi che a volte sono come specchi nei quali veder riflesso lo stato d'animo di chi li percorre.

Allora... partiamo.

giovedì 30 marzo 2017

RUGIADA

Oggi inizia un viaggio. Un viaggio attraverso paesaggi, sentimenti e stili sempre diversi. Un viaggio nelle mie 124 poesie.

La raccolta Rugiada comprende le prime 100. 
Perché "rugiada"? Perché la maggior parte di quei versi sono nati di notte, quando un'emozione positiva o negativa teneva lontano il sonno. Al mattino erano lì, freschi come rugiada notturna, pronti a fare di un foglio un piccolo mondo malinconico. Il mio.