Tristezze
Novembre, un cuor si spegne
piano come l'ombra
d'un giorno a sera.
Troppo soffiò l'ultimo vento.
Salgono le nebbie
nei boschi erti sentieri,
forse accedono ai misteri
d'altri luoghi ed esistenze.
Se lo sguardo vaga
dai freddi bagliori è vinto
che una luna lontana errando
effonde. È un silenzio
che inquieta e pensi
chi amor cerca
trova sventura
oltre quei rovi, quei ruderi di mura.
Susanna Contadin
16 novembre 2006
Ci sono momenti in cui ci si sente fragili e perfino le mete che si stanno per raggiungere fanno paura anziché rallegrare. In uno di questi momenti è nata Tristezze.
È l'autunno inoltrato di novembre e la stagione morta si riflette nell'anima, spenta dalle prove della vita come una piccola fiamma da un vento troppo forte. Le ombre della sera aggiungono al quadro ulteriori toni scuri introducendo al silenzioso paesaggio malinconico tratteggiato poco dopo: la luna, fredda e lontana, passa indifferente su boschi nebbiosi dove proprio la foschia sembra allo stesso tempo celare la triste realtà e aprire nuove misteriose prospettive.
Come la nebbia tra i sentieri, mesti pensieri si fanno strada insinuandosi tra le strofe e diventando un tutt'uno con i versi: in un contesto naturale tanto desolato anche l'amore si ammanta di negativo e l'unico possibile sembra essere di quelli più sfortunati. Come in un'immaginaria leggenda, suggerita da rovi intricati e da mura in rovina, che forse si sta inconsapevolmente per vivere.