sabato 8 aprile 2017

#2 Aprile

Aprile

Nuova luce e nuovo
respiro là, di fiori ed erbe
ritorno. Inattese vastità
nell'abisso d'ombra.
Ed è ancora il profumo
d'un cader di petali.

Susanna Contadin
5 aprile 2004


Il percorso in autobus di ritorno dall'Università riservava sempre scorci naturali tanto più interessanti quanto più ci si avvicinava a casa. Eppure, solo quel giorno me ne sono accorta davvero e ci ho riflettuto un po' su. Con poche, brevi frasi. Piccole annotazioni di veloci impressioni di viaggio.
È aprile. Avvolto dal verde dell'erba e dal giallo del tarassaco, tutto sembra pulsare di rinnovata freschezza: le parole chiave che aprono la poesia creano infatti un'immagine di ritrovata vitalità dopo il torpore dell'inverno (nuova/nuovo, luce, respiro). Ma il processo di rinascita è lento, faticoso, come prolungato dagli enjambements dei primi versi, e si sta svolgendo , in lontananza: non sembra appartenere del tutto a chi lo osserva, che anzi è quasi spaventato dalle inattese vastità che si stanno aprendo davanti ai suoi occhi e nel suo cuore. Ogni primavera infatti accade qualcosa di misterioso, capace di ridare vita a quell'abisso d'ombra che è allo stesso tempo un paesaggio desolato che si rianima di natura rigogliosa ed un'anima altrettanto deserta che riscopre sentimenti dimenticati.
Ma tutto questo è soltanto un cader di petali, un'illusione. Presto un altro inverno inghiottirà di nuovo natura e sentimenti. Il loro rinnovarsi sta già venendo meno, è qualcosa di effimero, destinato a finire. Come il viaggio che l'ha evocato.

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