venerdì 28 aprile 2017

#6 Il forte sul mare

Il forte sul mare

C'è un bianco sentiero
che costeggia un'alta mura
e che porta, controvento,
ad un forte solitario
là, sul mare aperto.

Riposa dimenticato

su scogli frastagliati
quel forte abbandonato e come
stanco ascolta i marosi e i venti
parlargli come a un'anima.

Mi lega a quel forte qualcosa

di più sottile d'un filo
d'alghe. Il suo passato e la mia sorte
conoscono i gabbiani... Ma io vedo
come il suo oggi il mio domani.

Susanna Contadin
16 aprile 2009


Ricordo ancora l'avventurosa escursione al Forte San Felice in una mattina di fine luglio: il sole accecante rendeva ancora più bianca la scogliera ed un vento fortissimo sembrava quasi ostacolare l'arrivo alla meta. Il forte sul mare rievoca quel giorno e lo carica di simbolismo.
Le tre strofe corrispondono ad altrettanti momenti dell'esperienza, attesa, vissuta e meditata: si parte dal ricordo della camminata verso il forte, si passa alla sua descrizione, per poi interiorizzarlo e farne il simbolo di uno stato d'animo.
Il percorso per raggiungere il forte non è privo di difficoltà, alle quali alludono le immagini dell'alta mura e del cammino portato avanti controvento. Una volta raggiunto, l'edificio appare dimenticato, abbandonato, stanco; trasmette tristezza e un senso di cose passate, lo scorrere del tempo che lo ha visto protagonista ha reso gli scogli frastagliati ed ora, dopo aver compiuto la sua funzione, riposa come un ricordo. È così che inizia la sua personificazione in un'anima rassegnata che può solo ascoltare la voce del vento e del mare. Il suo passato è misterioso proprio come la vita che ci aspetta; solo i gabbiani, depositari della verità come in Oltre i gabbiani, ne sanno forse qualcosa. Ma l'abbandono in cui versa ora l'edificio sembra rispecchiare anticipandola una temuta futura solitudine. Assonanze e rime interne contribuiscono a richiamare questo legame tra il forte e la vita, fino a trasformare l'uno nella triste metafora dell'altra.

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