venerdì 14 aprile 2017

#3 Oltre i gabbiani

Oltre i gabbiani

Biancheggiava la scogliera
sferzata dal vento
nel pallido sole del mattino.
Piccole nuvole indugiavano
nel cielo, su di un mare cristallino.
Sugli scogli qualcosa s'addensò –
poi svanì, di nuovo si formò...
“Il giorno è ancora lungo,
più tardi guarderò.”

Rumoreggiava il mare
infrangendosi contro gli scogli
nel torrido sole pomeridiano.
Il vento, inesorabile,
sospingeva le nuvole lontano.
Sugli scogli qualcosa si formò –
poi svanì, di nuovo s'addensò...
“Il giorno è ancora lungo,
più tardi guarderò.”

Gravavano le nuvole
sulla scogliera lambita dai flutti
nel rosseggiante sole al tramonto.
Il mare spumeggiava, fresco
nel vento che spirava senza sconto.
Ma nulla più sugli scogli s'addensò –
un gabbiano apparì, a lungo gridò...
“Mai potrò saper cosa celava quel punto”,
e oltre il volo dei gabbiani il mio sguardo si fissò.

Susanna Contadin
25 luglio 2006

Le mie giornate al mare si aprivano sempre con una lunga camminata fino agli scogli della diga. Oltre i gabbiani parte come il racconto di una di queste escursioni in spiaggia, ma si conclude con un inaspettato spunto di riflessione.
Le tre strofe della poesia corrispondono a tre diversi momenti della giornata: il mattino, il pomeriggio, l'ora del tramonto; ciascuna è introdotta da un verbo che inizia a descrivere la situazione in quel determinato istante.
Alcuni elementi naturali ricorrono nelle tre parti modificandosi progressivamente: una scogliera, bianca nel vento e nel mare, poi oppressa dalle nubi; un vento che sembra soffiare sempre più forte; un sole inizialmente pallido, poi torrido, infine rosseggiante; nuvole piccole e lontane che diventano incombenti; un mare dapprima descritto attraverso il colore cristallino, poi colto nel suo rumoreggiare.
Una presenza sfuggente, indefinita ed inquietante, sembra ad un tratto materializzarsi sugli scogli in due distinti momenti annunciati da ripetizioni e varianti; ma ecco che proprio quando ci si aspetterebbe di riuscire a svelarne il mistero, questa presenza, ormai oltrepassati i confini rassicuranti di strutture e rime conosciute, non si manifesta più.
Ci si accorge allora di aver attraversato non soltanto tre fasi di una giornata, ma tre età della vita, ed il grido del gabbiano in chiusura, quasi un messaggio da decifrare, sembra comunicare la triste consapevolezza che aspettare e rimandare può voler dire perdere irrimediabilmente un'occasione. Ormai inghiottita per sempre da quell'oltre verso il quale l'irraggiungibile volo dei gabbiani sembra portare ogni inutile perché. 

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