Sospesa esistenza
d'una luna scesa tra le felci.
I venti si spersero gemendo,
seguirono paure d'ignoto...
Improvvisa scrosciò una sorgiva –
ferì il nostro sguardo il riflesso
dell'alba sulle rocce.
Susanna Contadin
21 febbraio 2007
Visitando certi malinconici paesi dalle strade tanto uguali da poterli confondere uno con l'altro, mi capitava spesso di fantasticare sulla vita dei pastori di capre che immaginavo abitassero quei luoghi sperduti. Anime sole in scenari naturali altrettanto solitari: boschi dove raccogliere violette e bucaneve, bacche e pungitopi, attraversati dai misteri di case rupestri.
È così che ho inventato questo sentiero, immerso ad alta quota in un senso di sospensione richiamato a più livelli. Sospesa tra cielo e terra è la luna, che si lascia scorgere tra le felci regalando l'illusione di essersi fatta più prossima, quasi una compagna di cammino. Sospesa nell'aria è la paura imprecisata di quando il vento si allontana, privando i caprai di quell'unico suono familiare alla loro solitudine. Sospesa è la struttura dei versi: creano attesa del tempo sospeso dell'alba, che illumina le rocce proprio come una sorgiva promette ristoro dalle amarezze della vita. Ed è tale lo smarrimento per un'inattesa speranza, che se ne viene feriti anche solo dal riflesso.
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