Vagando senza meta
alle cinque di sera
– è presto ed è già buio –
nei pressi di luoghi sconosciuti...
Chissà dove siamo,
chissà dove andremo?
Cerco di ingannare il tempo
scrivendo e disegnando
sui finestrini appannati dell'auto.
Poi guardando fuori, il paesaggio:
un correre di luci, di lampioni, alberi e città.
Già sento la noia, la rabbia,
la tristezza e la malinconia,
che costituiscono la mia unica compagnia,
bussare dentro di me,
e non so se aprire oppure no.
Susanna Contadin
25 dicembre 1997
Quel che emerge da questa poesia è un insieme di sensazioni negative: ci si sente in sospeso, indecisi tra la solitudine e la compagnia della noia per il presente, della rabbia per quanto diverso potrebbe essere e della malinconica tristezza per la sua accettazione.
Fin dai primi versi tutto sembra succedere come se fosse lasciato al caso e la realtà appare opprimente come il buio al termine di una giornata troppo breve che porta al disorientamento. Il cambiamento di prospettiva dall'interno all'esterno - dall'auto al paesaggio - equivale alla ricerca di una via d'uscita, che si rivela però inafferrabile come la frenesia di luci, elementi naturali e vita che continua, nonostante tutto.
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