lunedì 30 dicembre 2019

#7 Gennaio

Gennaio

Anima o suo sogno?
Eri vento sull'erica,
il freddo dei ghiacciai...
Inaccessibile il tuo cuore
come le vette dei monti più alti.
Nei tuoi occhi il vuoto,
appena il presagio dell'eternità.

Susanna Contadin
28 gennaio 2007


Tratteggiando indefinite sensazioni a metà strada tra sogno e idealizzazione del reale, i versi di Gennaio sembrano racchiudere l'essenza stessa di questo misterioso mese fatto di erica, freddo e ghiacciai. Come spesso accade nelle mie poesie, è il vento a portare e allo stesso tempo a portare via l'amore: il senso di lontananza è qui accentuato da un cuore inaccessibile e da uno sguardo in cui si riflette il vuoto perché rivolto altrove, forse già oltre questa vita, comunque incapace di riconoscere e di cogliere l'opportunità di amare.

venerdì 9 agosto 2019

#6 Nel vento

Nel vento

Amerò di te
il silenzio d'un nome
resterà in me
la notte d'uno sguardo –
un sorriso troppo tardo...

Dolorose some,
le porterò perchè
oltre il buio c'è
per sempre il tuo nome
per sempre il tuo sguardo.

Susanna Contadin
12 ottobre 2005


È un gioco di rime e di rimandi, quasi a voler trattenere qualcuno che sta per allontanarsi nel vento ed essere perso, un sentimento sconosciuto che avrebbe potuto essere, ma che vivrà soltanto nel ricordo doloroso di uno sguardo ed un sorriso. Elementi positivi come questi ultimi coesistono con altri dalla connotazione più negativa (silenzio, notte, tardo, dolorose some, buio): perché il dolore è l'altro volto dell'amore, l'uno può scaturire dall'altro e confondersi con esso.

sabato 3 agosto 2019

#5 XXX. maggio 2004

XXX. maggio 2004

Incontro di silenzi.
Indefinite emozioni
ti allontanano, mi avvicinano
a remote solitudini.
La mia voce che si spezza
e mi avvolge la freschezza
di ombrosi, lontani,
verdi boschi montani.

Susanna Contadin
20 giugno 2004


La vicinanza all'amore sognato inizia così - senza bisogno di parole, senza poter parlare. L'accompagnano sensazioni incerte, rese dall'immagine di movimenti opposti: chi ama si abbandona al suo sogno e sembra quasi accedere ad una dimensione in cui l'amato appare lontano, cristallizzato nella sua idealità. È solo un attimo, passato e fissato in una data, ma si conclude con uno scambio di sguardi ed il ricordo senza tempo degli occhi amati sempre farà pensare ad una fresca e remota ombra boschiva.

venerdì 2 agosto 2019

#4 Trascorre maggio

Trascorre maggio

Ci separa un giorno di sole.
Trema una luce tra l'ombra
degli alberi, nel vento –
speranza o avvertimento
d'un nuovo e segreto
sguardo tra noi.

Susanna Contadin
22 maggio 2004


Il malinconico maggio volgeva dolcemente al termine e le mie uniche consolazioni erano lo studio, il rosario della sera e la speranzosa attesa di un amore sognato. L'accennata descrizione del momento e del luogo in cui sono nati questi versi scorre parallela all'anticipazione di un incontro: sognavo di ritrovare, nello sguardo incerto di un amore nascente, lo stesso tremolio della luce di quel giorno morente.

giovedì 1 agosto 2019

#3 Sogno

Sogno

Sabbia ci sfiora –
rapimento d'anime
nel morire del giorno.
Nel silenzio solo
un respiro
del mare nel vento.

Susanna Contadin
22 aprile 2004


È l'istantanea di un sogno ad occhi aperti, il perdersi nelle emozioni grazie alla magia di un attimo perfetto fatto di sabbia, tramonto, mare e vento. Elementi reali, contrapposti all'inconsistenza delle presenze ridotte ad anime, capaci allo stesso tempo di trasportarle lontano e di ancorarle al presente in cui il loro sogno è fantasia.

venerdì 26 luglio 2019

#2 Attesa

Attesa

Incerto sorgere
di vaghi sogni e parvenze future.
Ipotetica affinità
Dissolversi di stelle
nel vento della sera
e pensieri inespressi
prigionieri del silenzio.

Susanna Contadin
26 febbraio 2004


L'attesa dell'amore sognato sembra giunta al termine, ma l'ipotizzata anima gemella si risolve presto in nulla più che una fantasia inconsistente, lontana come le stelle che il vento e la sera paiono dissipare. È troppo forte la consapevolezza dell'impossibilità di amare, perfino l'illusione rimane segreta nel silenzio.

mercoledì 24 luglio 2019

#1 Rivelazione

Rivelazione

Pensiero imperdonabile –
l'eterno ripetersi d'un gesto:
ma è già distanza ormai,
incombe l'inconsistenza...
Fiore di luce sull'acqua
nel mattino d'inverno.

Susanna Contadin
17 febbraio 2004


Come altre, anche questa poesia è costruita sull'ermetismo degli accostamenti terminologici, su una serie di interruzioni evocative rese attraverso trattini e puntini di sospensione e su un'immagine che come un'improvvisa rivelazione guida ad un'interpretazione personale del significato dei versi.
In una mattinata invernale che sembra preludere alla solitudine, ecco il conforto inatteso di un incontro che si vorrebbe rivivere, ma che la distanza ben presto interrompe, sostituendo quell'attimo di realtà con l'immaterialità di un sogno, solo il pallido ricordo di un amore impossibile, fragile e ingannevole come un riflesso sull'acqua.

mercoledì 10 luglio 2019

Illusioni e disillusioni d'amor sognato ed impossibile

In questa sezione ci imbatteremo in versi che parlano di speranze destinate alla delusione, versi che descrivono momenti vissuti o immaginati, idealizzati nel ricordo o nell'anticipazione. Troveremo poesie nelle quali le diverse stagioni o parti del giorno contrastano o si accordano con un dato stato d'animo, poesie attraversate da presenze inconsistenti così uguali a noi nel profondo da risultare soltanto sogni inafferrabili. E nonostante tutto ancora attese e speranze anche dopo la fine di ogni illusione, e poi dediche: all'amore sempre sognato, a chi lo cerca, lo attende, ancora ci spera o si è ormai rassegnato e vorrebbe solo dimenticare quell'amore che, come il tempo, fugge ma non ci dà tregua.

martedì 9 luglio 2019

#20 Pensiero funebre

Pensiero funebre
– preghiera per i morti –

Così ci hai lasciati
in un giorno in cui anche il cielo
col suo triste colore
ci è sembrato unirsi
al nostro dolore.

Ci hai lasciati soli,
avviliti e già come
stanchi
del tempo che verrà,
dei giorni senza te.

Ci hai lasciati con l'unica certezza
che se la strada delle nostre vite
non avesse incrociato quella della tua
saremmo ora più poveri d'amore,
più poveri nel cuore.

Susanna Contadin
30 giugno 2009


Tre sono i temi chiave del componimento, in linea con la sua struttura tripartita; rappresentano altrettanti momenti e stati d'animo nel percorso di elaborazione di un lutto.

  • La morte, richiamata a livello visivo e rimico anche dalla natura che, attraverso il colore triste del cielo, sembra adattarsi alla mesta circostanza di una perdita e condividerne il dolore.
  • La solitudine, l'avvilimento, la stanchezza interiore di quando la consapevolezza dell'accaduto fa pensare all'incapacità di reagire, di andare avanti, anche solo di immaginare un futuro che non sarà più come prima. 
  • Il ricordo di una vita, compendiato nella gratitudine per tutto l'amore ricevuto. 


lunedì 8 luglio 2019

#19 Gelidi ricordi

Gelidi ricordi

Di cristallo, come fredde spade
feriscono –
trapassano –
cadono al di là dell'anima.
È il tempo
triste
dei ricordi.

Susanna Contadin
30 giugno 2009


Anticipati fin dal titolo, ma ripresi solo a fine poesia con versi che richiamano per ritmo i celebri "è l'estate, / fredda, dei morti", i ricordi sono paragonati a gelide, insensibili spade di cristallo, con le quali condividono la capacità di colpire provocando dolore. Ma mentre le ferite lasciate da una spada potranno un giorno guarire, certi ricordi infieriscono fino a posarsi sull'anima e restarci per sempre, abbandonandoci così al tormento senza fine di una lama che ha trovato nel cuore la sua destinazione eterna.

mercoledì 29 maggio 2019

#18 Contrasti

Contrasti

Va l'estate serpeggiando
tra le strade e le case
come un triste pensiero
oltre i muri del cuore.
Sol nell'anima ancora
s'attardano i freddi.

Susanna Contadin
29 giugno 2009


L'estate avanza conquistando ogni spazio, proprio come un pensiero negativo si fa strada fino a pervadere l'anima, dove regna ancora l'inverno del dolore. Un contrasto accentuato dalla bella stagione, che fa sembrare ancora più fredda la solitudine del cuore.

venerdì 19 aprile 2019

#17 Gli sbagli

Gli sbagli

Come ancore
inchiodano
ai fondali deserti
della solitudine.
Fuori va una stagione
e con essa la vita
e come da un mare
le ascolti e le guardi passare –
ma come smorzato
è il rumore
del loro andare
dal flutto che sovrasta e separa –
come stinto
il colore
del loro migrare
dalla schiuma che cela e confonde...
Non ne hai che barbagli,
ne scorgi a tratti abbagli.
Colma l'anima il solo
peso dei tuoi sbagli.

Susanna Contadin
9 giugno 2009


A volte la vita ci sembra giunta ad un punto morto e di questo incolpiamo decisioni sbagliate che ci condannano alla solitudine e all'infelicità. In questa poesia parlo delle conseguenze di tali sbagli attraverso una serie di immagini marine: come ancore, i nostri errori ci bloccano nei fondali della tristezza,  mentre intanto, stagione dopo stagione, ci scorre intorno una vita distante che non riusciamo ad afferrare. I flutti e la schiuma delle nostre paure ci impediscono infatti di appropriarcene e di apprezzarne i suoni ed i colori, relegandoci al ruolo di spettatori. Della vita che va senza attenderci percepiamo soltanto qualche cenno, ma anche allora l'anima rimane ferma, troppo appesantita dal ricordo dei suoi sbagli per potersene liberare ed andare avanti.

mercoledì 17 aprile 2019

#16 Specchio di Malinconia

Specchio di Malinconia

Cade sui miei giorni
la Malinconia
come una goccia su uno specchio –
su uno specchio
che la moltiplica in riflessi
mille volte uguali a sé stessi –
su uno specchio
porto all'anima da quella
Tristezza di Solitudine ancella.

Susanna Contadin
25 maggio 2009


C'è un gioco di rimandi in questi versi abitati da personificazioni negative: tristezza e solitudine rendono la malinconia una goccia che si espande specchiandosi in se stessa, mentre rime e ripetizioni sottolineano l'aspetto sempre uguale dei momenti dominati dalle loro presenze.

#15 Come sfiorito giardino

Come sfiorito giardino

Come sfiorito giardino
è l'anima mia –
sono i suoi sogni farfalle
che cercano petali e tristi van via.
Come sfiorito giardino
che le tempeste
non posson oltre abbruttire,
sol le sue vestigia render più meste.

Susanna Contadin
25 maggio 2009


È una poesia che parla per immagini e rime negative: da un giardino dai fiori appassiti, simbolo di un'anima affranta, si allontanano delle farfalle che non vi trovano i fiori di cui nutrirsi, proprio come i sogni abbandonano chi non sa più coltivarli. Le tempeste della vita sembrano avvicinarsi, pronte ad infierire col loro carico di tristezza su ciò che ci rimane e già sembra non appartenerci più. 

#14 Parole

Parole

Sto qui sola con la sola
speranza che anche tu
aspetti da me una parola
e intanto
urlate o sussurrate,
scagliate a graffiare
l'anima o solo
pronunciate –
quante parole intorno a me,
ma ancora non c'è
quella tua di comprensione e di
consolazione –
quella di te che sapresti capire
questa voglia di piangere all'imbrunire.

Susanna Contadin
23 maggio 2009


Questi versi racchiudono la solitudine di quando si avrebbe bisogno di qualcuno pronto a comprendere i nostri momenti di sconforto e fragilità... ma questo qualcuno, purtroppo, ancora non c'è. E allora si attende, consolandosi con un'illusione, con un desiderio di parole - non quelle che sempre ci circondano, siano esse gridate o appena accennate, e nemmeno quelle che ci feriscono o ci lasciano indifferenti. Ci basterebbe anche una sola parola, ma carica di comprensione e consolazione: l'unica che immaginiamo possa arrivare da un'anima gemella solitaria come noi, tanto vicina al nostro sentire quanto le rime che ne riecheggiano l'affinità. 

sabato 30 marzo 2019

#13 Il campo di Fossoli

Il campo di Fossoli

Ci sono posti
che l'abbandono
rende più tristi,
ma chi ha visto questo
non sa se sia più tristo
pensarlo
abitato un tempo
da corpi senza vita o voglia
di vita e da speranze
impigliate
nelle alte reti spinate
o vederlo
adesso che come prima i morti
stanno ora le rovine –
come prima i sogni
vanno ora le robinie
oltre i muri e gli stradoni
ma non le recinzioni.

Susanna Contadin
13 maggio 2009


Ho scritto queste riflessioni poco dopo aver visitato il campo e sull'onda del ricordo ho sviluppato il confronto tra presente e passato che percorre l'intera poesia. Mi ha colpito vederlo ora come un luogo abbandonato e immaginarlo per ciò che ha rappresentato un tempo, quando a popolarlo erano persone private di tutto, morte già in vita come le sue attuali rovine; quando ad abitarlo erano speranze irrealizzabili, incapaci di varcarne i confini, come le robinie che ora ne hanno preso il posto.

#12 Pensieri mentre albeggia

Pensieri mentre albeggia

Viene la luce
e mi trova già desta,
viene dai monti
il lamento dei venti –
viene a dar voce
ai miei silenzi.

Forse anche oggi pioverà –
forse, anima, sarà oggi
che oltre agli scrosci
anche chi attendi busserà
alle porte invisibili
del tuo essere sola.

Susanna Contadin
21 aprile 2009


Sono versi nati alle prime ventose ore di un nuovo giorno, questi, e l'anafora (viene) sottolinea lo stretto legame tra ispirazione, alba e vento. Si sviluppano poi come una sorta di speranzoso dialogo interiore con l'anima, illusa che avrà - forse - fine la sua solitudine.

domenica 24 marzo 2019

#11 I morti di Kreuzberg

I morti di Kreuzberg

Passa il vento come allora
all'incrocio dei monti...
Leggero il giorno
come il tempo,
percorre i boschi frementi
un brivido di faggi.

Ed è più inquieto
se manca il sole –
con la sera corre sulle rocce
il vento,
là dove a volte
pare scivoli uno spirito,
se troppo indugia e trema lo sguardo.

Schianta ancora le vette la notte,
strappa in un turbine
una danza a più luci il vento...
Ma poi verso valle
dilegua la sua voce – un senso
come d'attesa resta,
come di nubi oltre la luna,
o stella triste che annuncia tempesta.

Susanna Contadin
2 settembre 2008


Era estate, erano così giovani e se ne sono andati senza nemmeno il tempo di cercare un perché. Quando per caso, in vacanza nei luoghi dove avevano vissuto, ho saputo del loro triste destino, ho deciso di ricordarli scrivendo di loro, "i morti di Kreuzberg".
L'ho fatto delineando un presente che richiama quel loro tragico momento passato, come a dire che la vita, pur continuando dopo una perdita, un po' anche si ferma. Come a dire che il tempo non basta ad alleviare il dolore del ricordo, vivo ora come allora. Ho voluto creare un significativo contrasto tra la loro spensieratezza (leggero) e la morte che li attendeva, anticipata da un presentimento (brivido) che si manifesta attraverso elementi pervasi da una sottile inquietudine (l'assenza del sole, il vento come uno spirito, una stella che annuncia tempesta) e una serie di termini negativi (schianta, notte, strappa, turbine). La poesia si chiude con un senso di attesa, quasi non si potesse credere - e men che meno accettare - che possa essere andata così, che possa essere finita per quei ragazzi - per più luci - la danza della vita.

sabato 9 febbraio 2019

#10 Un perdono

Un perdono

Bruma dilegua ancora
come fuga di spettri nell'ombra,
           come canto di voci perdute
se torna il pensiero di te,
           luce che muore
           al vento degli inverni.

Susanna Contadin
25 agosto 2007


L'andamento dei versi, che sembra rispecchiare il movimento della bruma, accompagna il graduale dissolversi di un astio in un canto di pace ritrovata. Apertura e chiusura in settenari danno un'idea di ciclicità, mentre l'improvvisa riduzione sillabica nel passaggio dal quarto al quinto verso sembra anticipare la morte della luce, della quale non resta che l'ombra. Il ricordo di un torto subito si fa evanescente, come una luce destinata a spegnersi nell'inesorabilità di inverni che si susseguono. Qualcosa, tuttavia, in fondo all'anima rimane sempre e somiglia a spettri che si aggirano nell'ombra. L'ombra di ciò che si perdona, che chissà quando il tempo dissiperà.

giovedì 24 gennaio 2019

#9 Destino di anime tristi

Destino di anime tristi

Anime tristi chiamate all'amore
come nebbie al mattino destate dal sole
Anime tristi che un dolore consuma
pallide, mute come raggi di luna
Anime tristi tra boschi e rovine
aspettano invano un sonno che redime

Susanna Contadin
2 ottobre 2006


Una passeggiata autunnale nei boschi si spinge fino ai piedi di ruderi così evocativi da dare vita ad un'anafora di fantasmi leggendari il cui amore fa rima con dolore. Sono anime della stessa consistenza dei pensieri e delle nebbie, associate al sole e alla luna. Incapaci di trovare pace, condannate ad errare, a soffrire, ad amare in eterno.

lunedì 7 gennaio 2019

#8 Naufragio

Naufragio

Soffocante
la vastità del mare
che respira per me –
Ingannevole
il moto dell'onda
che mi attrae, mi respinge da sé...

Un lampo mi acceca,
mi assorda un tuono
poi disperso dal vento –
Mi aggrappo alla vita e non è
che un morire lento...

La tempesta
ha la tua voce,
risuona intorno e dentro me –
Ogni flutto
ha la tua luce,
mi investe, mi porta via con sé...

Finchè un nuovo lampo mi acceca,
mi assorda un altro tuono
che va a morire lontano –
Quasi scorgo nell'ombra
un'ombra che mi tende una mano...

Si allontana la tempesta,
va ad abbattersi sui moli
lontani, lontani –
Mi parla di te,
forse ti parla di me
il mugghio del mare, il grido dei gabbiani.

Susanna Contadin
20 settembre 2006


La poesia parla di disorientamento e trasmette il senso di precarietà dei momenti in cui è forte la tentazione di abbandonarsi alle circostanze senza reagire, quasi un morire un po' per volta. La tempesta alla base di un tale naufragio, delineata attraverso lampi, tuoni e vento e richiamata dalle rime interne che evocano il moto eterno del mare, corrisponde al ricordo di un sentimento che pervade l'intera persona e la sua vita. Un'improvvisa speranza di salvezza è soltanto un'illusione indefinita, un'ombra nell'ombra. Quel che resta è il ricordo stesso. E la speranza di essere ricordati.

#7 Morte spirituale

Morte spirituale

Un mai diverso cielo
sovrasta la campagna.
Irrevocabilmente
vorticose ore
compiono il loro corso –
Inutilmente
silenziose lacrime
parlano d'amor trascorso...

Essere vento
che piega,
non fior dal capo chinato –
Essere nuvola
d'esister ignara,
non uomo dal viver segnato...

Insensibilmente
silenziose ore
non rendono un amor trascorso –
Inesorabilmente
vorticose lacrime
seguono il loro corso...
Un mai diverso cielo
sovrasta la campagna.

Susanna Contadin
19 giugno 2006


La struttura circolare della poesia rimanda a giornate che si ripetono sempre uguali le une alle altre, imprigionate in una triste realtà in cui nulla mai cambia. L'uso degli avverbi sottolinea una sensazione negativa di fondo: il tempo passa e nulla si può fare per fermarlo, come è inutile attendere un amore perduto che non tornerà. Le ore se ne vanno infatti insensibili senza riportarcelo e inesorabile ci inghiotte il silenzioso vortice del pianto. E tutto finisce com'era iniziato, senza alcun mutamento né intorno né dentro di noi. Nel mezzo, solo il desiderio - vano - di imporsi sul destino.

sabato 5 gennaio 2019

#6 Inquietudine

Inquietudine
– per la fine di un sogno –

Non è fiamma, estinguersi non sa,
non è terra, non offre stabilità,
è vento che mi sferza,
ghiaccio che si spezza,
lama che non conosce pietà
per il cuore che strazia – infierirà...
È tristezza che non va via,
libertà nella prigionia,
è silenzio e solitudine
è lontananza
l'inquietudine.

Susanna Contadin
27 febbraio 2006


La poesia ricorre ai quattro elementi per definire una sensazione totalizzante che non ha fine, destabilizza, colpisce ferendo e rendendo tristi, silenziosi e solitari, prigionieri di un'assenza come al risveglio da un sogno.

#5 Il dubbio

Il dubbio

È più indistinto l'orizzonte,
fanno più paura le ombre
della sera, ora
che i miei sogni non hanno più cielo,
non hanno più ali
e cadono in volo.

Susanna Contadin
5 luglio 2004


Viene meno la certezza della meta e si fa strada l'incapacità di affrontare quanto ci aspetta di negativo. Ora. Al centro della poesia si staglia il presente, il momento in cui a causa di un dubbio tutto è cambiato, il momento a metà tra un passato positivo fatto di sogni ed un futuro incerto. Il momento in cui quegli stessi sogni hanno perso la possibilità di imporsi e ci stanno abbandonando.

mercoledì 2 gennaio 2019

#4 Assenza

Assenza

Sospinti dal vento

si allontanano i fiori del mandorlo.
Nell'imbrunire indistinti
nessuna voce mai
li raggiungerà,
fantasmi d'un'emozione
che nome non ha.

Susanna Contadin
26 maggio 2004


In una giornata primaverile che volge al termine, un amore irraggiungibile si fa ancora più distante come un delicato fiore di mandorlo portato via dal vento. I termini imbrunire e indistinti sottolineano il carattere ancora indefinito di un sentimento appena nato ma già lontano e i petali in volo ne diventano i bianchi fantasmi, quel che resta di un'emozione inesprimibile.