I morti di Kreuzberg
Passa il vento come allora
all'incrocio dei monti...
Leggero il giorno
come il tempo,
percorre i boschi frementi
un brivido di faggi.
Ed è più inquieto
se manca il sole –
con la sera corre sulle rocce
il vento,
là dove a volte
pare scivoli uno spirito,
se troppo indugia e trema lo sguardo.
Schianta ancora le vette la notte,
strappa in un turbine
una danza a più luci il vento...
Ma poi verso valle
dilegua la sua voce – un senso
come d'attesa resta,
come di nubi oltre la luna,
o stella triste che annuncia tempesta.
Susanna Contadin
2 settembre 2008
Era estate, erano così giovani e se ne sono andati senza nemmeno il tempo di cercare un perché. Quando per caso, in vacanza nei luoghi dove avevano vissuto, ho saputo del loro triste destino, ho deciso di ricordarli scrivendo di loro, "i morti di Kreuzberg".
L'ho fatto delineando un presente che richiama quel loro tragico momento passato, come a dire che la vita, pur continuando dopo una perdita, un po' anche si ferma. Come a dire che il tempo non basta ad alleviare il dolore del ricordo, vivo ora come allora. Ho voluto creare un significativo contrasto tra la loro spensieratezza (leggero) e la morte che li attendeva, anticipata da un presentimento (brivido) che si manifesta attraverso elementi pervasi da una sottile inquietudine (l'assenza del sole, il vento come uno spirito, una stella che annuncia tempesta) e una serie di termini negativi (schianta, notte, strappa, turbine). La poesia si chiude con un senso di attesa, quasi non si potesse credere - e men che meno accettare - che possa essere andata così, che possa essere finita per quei ragazzi - per più luci - la danza della vita.