Soffocante
la vastità del mare
che respira per me –
Ingannevole
il moto dell'onda
che mi attrae, mi respinge da sé...
Un lampo mi acceca,
mi assorda un tuono
poi disperso dal vento –
Mi aggrappo alla vita e non è
che un morire lento...
La tempesta
ha la tua voce,
risuona intorno e dentro me –
Ogni flutto
ha la tua luce,
mi investe, mi porta via con sé...
Finchè un nuovo lampo mi acceca,
mi assorda un altro tuono
che va a morire lontano –
Quasi scorgo nell'ombra
un'ombra che mi tende una mano...
Si allontana la tempesta,
va ad abbattersi sui moli
lontani, lontani –
Mi parla di te,
forse ti parla di me
il mugghio del mare, il grido dei gabbiani.
Susanna Contadin
20 settembre 2006
La poesia parla di disorientamento e trasmette il senso di precarietà dei momenti in cui è forte la tentazione di abbandonarsi alle circostanze senza reagire, quasi un morire un po' per volta. La tempesta alla base di un tale naufragio, delineata attraverso lampi, tuoni e vento e richiamata dalle rime interne che evocano il moto eterno del mare, corrisponde al ricordo di un sentimento che pervade l'intera persona e la sua vita. Un'improvvisa speranza di salvezza è soltanto un'illusione indefinita, un'ombra nell'ombra. Quel che resta è il ricordo stesso. E la speranza di essere ricordati.
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