lunedì 30 novembre 2020

#1 Aforisma

Aforisma

Amore,
sospiro d'eternità
– arcano brivido – 
nei silenzi dell'anima.

Susanna Contadin
dicembre 2002


sabato 28 novembre 2020

Pensieri e haiku

Rientrano in quest'ultima sezione di Rugiada brevi componimenti sull'amore e la speranza e haiku nei quali elementi naturali riferiti alle varie stagioni sono associati a determinate sensazioni ed emozioni. Prevalgono la tristezza, la solitudine e la malinconia, ma c'è spazio anche per sperare.
Le dolci atmosfere primaverili sono rese attraverso colori e profumi di mandorli in fiore, glicini, rose, viole, aquilegie, antirrini, prati di olmaria e tarassaco, gemme che si schiudono al vento sotto un cielo di nuvole e luna.
L'estate è percorsa dal sentore di resina delle abetaie, dallo scroscio di un torrente di montagna sopra il quale, tra le nuvole e l'azzurro, vola alta e lontana un'aquila, dalla luce di una stella cadente oltre un bosco di faggi, ma anche dai riflessi di un'alba sul mare e dal canto dei grilli in collina.
L'autunno avanza tra turbini di foglie nel vento e rami che si stagliano secchi e spogli nel tramonto.
Infine, ecco l'arida immobilità invernale con la neve, il ghiaccio e le spine del giuggiolo.
Ma ora lasciamo parlare queste immagini.

martedì 27 ottobre 2020

#10 Il premio

Il premio

Dalle tue alle mie
mani passando
il premio
– m'accorgo – 
è già altro da sé.

Un tuo sguardo,
e già mi perdo
dietro immagini di libertà
suggerite dal tuo nome.
Un tuo sguardo,
e già confondo
le tue parole nei pensieri.

Neanche il ricordo
d'una voce a cullare
il silenzio d'una mia lacrima.

Susanna Contadin
23 novembre 2009


Anche un momento significativo e concreto come il mio primo riconoscimento letterario viene trasfigurato dal potere dell'immaginazione: come dire che è nel nostro destino non accorgerci del presente, non ce ne resta nemmeno il ricordo per consolarci del pianto.


martedì 20 ottobre 2020

#9 Strofe alcaica

 Strofe alcaica

Non vive il mio cuore che di speranze
e la mia anima di lontananze – 
solo ricordi e desidèri
attirano'l poi, chiamano'l ieri.

Susanna Contadin
18 maggio 2009


La poesia è costruita utilizzando il metro greco di Alceo, che prevede la struttura sillabica 11-11-9-10 dei versi.
È una riflessione sul nostro voler a volte rivivere il passato, altre anticipare il futuro, senza riuscire mai a godere degli attimi che viviamo. Il modo in cui sono collegati i termini speranze-lontananze-ricordi-desideri-poi-ieri richiama l'andamento della nostra esistenza, sempre in precario equilibrio tra il già avvenuto e l'atteso. 


martedì 6 ottobre 2020

#8 Invocazione

Invocazione

Sofférmati
nel tuo corso,
o tempo,
su ogni attimo lieto – 
partécipe, contemplalo splendere,
dalla sua gioia làsciati aspergere.

Tempo,
sfiora appena
le buie ore
dei freddi giorni del dolore – 
sìano subito solo traccia
dell'inarrestabile tua marcia.

Susanna Contadin
13 maggio 2009


È un'invocazione al tempo, perché rallenti la sua corsa soffermandosi in una partecipe contemplazione dei momenti di felicità, in modo da prolungarne la durata, e perché al contrario scivoli veloce sulla tristezza, sul buio e sul freddo di attimi comunque necessari del suo scorrere.


venerdì 2 ottobre 2020

#7 Il dialogo

Il dialogo

“Cosa vuoi fare?”
mi chiede.
È una bambina – 
non l'ho vista
né sentita arrivare,
l'ho soltanto
trovata
qui a fare
domande.

“Cosa vuoi fare?”
ripete,
ed io rabbrividisco – 
a parlare
mi sembra
d'esser come io
ma tanti anni fa,
com'ero quando avevo
anch'io quell'età.

“Cosa vuoi fare?”
e tanto per risposta
mi ritrovo a balbettare
qualcosa.
Lei sembra
non sentire,
o forse
non è questo
che vuol sentirsi dire.

“Ma il tuo nome qual è,
e chi ti manda a me,
e perchè?”
chiederle vorrei,
ma lei
già più non c'è – 
dov'era è solo brezza,
nulla più tradisce la sua presenza,
come non ci fosse stata mai.

E forse era proprio
quella parte perduta
di me – 
venuta
a farmi pensare
alle scelte da fare
e sparita
senz'aver saputo
cosa davvero m'aspetto dalla vita.

Susanna Contadin
13 maggio 2009


Una sera di maggio nel 2009, alla fine del rosario, mi accadde un fatto stranissimo. Una bambina, invece di andare a giocare con gli altri, fermò me e dopo le domande di rito su nome, età, ecc. mi pose inaspettatamente questa: "Cosa vuoi fare?". Ed io, all'epoca imprigionata in un periodo alquanto confuso della mia esistenza, mi sono accorta di non saperle rispondere. Un po' stranita, col passare del tempo ho poi interpretato questo evento come un segno del destino venuto in forma umana a farmi riflettere su quel che cercavo veramente nella vita.
Nella poesia la domanda è ripetuta per tre volte all'inizio di altrettante strofe, come un pensiero fisso che si ripropone periodicamente. La bambina, né vista né sentita arrivare, è un po' come un'inquietante apparizione e alla fine sembra scomparire nel nulla, resta solo la brezza come segno della sua presenza, diventa quasi un'immaginazione come non ci fosse stata mai. In un finale rovesciamento di prospettive sono io a volerle fare delle domande per identificarla, forse perché fa rabbrividire il vederla come una proiezione di sé - quella parte perduta di me che se n'è andata, irrecuperabile come il tempo, senza avere risposte certe. 


mercoledì 30 settembre 2020

#6 Canto della poetessa al suo ispiratore

Canto della poetessa al suo ispiratore


Diletto,
non conoscono il tuo nome
che le lande ventose
e le terre di brughiera. 
È tanta la dolcezza
che hai nel dettarmi
parole
d'illusorio – sognato – 
amore
che vorrei
– per una volta –
esser cantata
– io – 
da te.
Rinuncerei
– per quella volta –
al poetico afflato mio per essere
– io –
il tuo.
Varcheremmo così le distanze,
i mari che si estendono
tra lo sguardo tuo
ed il mio,
e tu
solo per quei versi almeno
esisteresti, e anche quando
più non esistessi
saresti – per essi – esistito.

Susanna Contadin
11 maggio 2009


Il componimento si apre con immagini che suggeriscono l'idea di una selvaggia vastità (lande ventose, terre di brughiera), quasi ad indicare l'impossibilità di definire, di racchiudere l'ispirazione entro confini ben delimitati. Come già anticipato dal titolo, all'origine di questi versi c'è un rovesciamento di prospettiva in base al quale la poetessa si trasforma in musa e l'ispiratore in poeta, annullando così la distanza tra i loro mondi paralleli. A livello stilistico, i frequenti incisi sottolineano questa ipotetica dimensione impalpabile nella quale il soggetto si esprime appieno, mentre il gioco di parole finale insiste sulla poesia quale forma di sopravvivenza tanto di chi la produce quanto di chi la ispira.