La principessa e il prigioniero
I.
“Lascia che il mio pensiero
passi come un sogno
sui tuoi occhi chiusi...
Mi sembrerà di immaginare
le terre lontane –
sconfinate –
che devono aver veduto
prima che il tuo mondo
si chiudesse in questa cella.
II.
“Lascia che il mio pensiero
sfiori come un soffio
le tue labbra serrate...
Mi sembrerà di sentire
le parole sconosciute –
misteriose –
che devono aver pronunciato
prima che questo silenzio
ne soffocasse l'alta armonia.
III.
“Lascia che il mio pensiero
giunga come una carezza
sulle tue mani incatenate...
Mi sembrerà di vivere
le battaglie sanguinose –
vittoriose –
che devono aver combattuto
prima che una sconfitta
le privasse della spada.
IV.
“Da quando, al tramonto,
ti condussero qui,
come i tuoi polsi
è in catene il mio cuore.
Quale incantesimo
nei tuoi sussurri che non capivo,
mentre venivi trascinato via?
I tuoi occhi come praterie
percorse da acquitrini.
V.
“Il vento sibilava fra le torri,
svelto echeggiò il mio passo nel castello.
Gracchiava il corvo e l'argentea luna
guidò i miei passi incerti alle segrete
dove il sonno ti colse, leggero.
Ed ecco, al tuo cospetto, o straniero,
io sono estranea a me stessa –
un tuo sguardo, o prigioniero,
mi ha ridotta in schiavitù.
VI.
“Governavo popoli, ed ora
la mia stessa persona mi si ribella.
Ecco, ho sciolto i tuoi vincoli: inerti
cingono ormai solo le mie lacrime.
Ma tu adesso liberami, ti prego,
da questo sortilegio...
Liberami prima che sia giorno,
prima che la luce riveli
questo mio turbamento.”
Susanna Contadin
3 aprile 2009
È un poemetto dall'atmosfera medievale sull'amore come forza che scardina ogni certezza. Racconta la storia di una principessa che si innamora di un suo prigioniero, una situazione che è all'origine di un rovesciamento di prospettive: ad un certo punto è proprio la principessa a sentirsi prigioniera del suo sentimento, mentre l'amato - pur in catene - è associato ad immagini di libertà (terre sconfinate, praterie), come se fosse l'amore a toglierla e non la prigionia.
Tutto il componimento è costruito su una serie di parallelismi e contrasti che allo stesso tempo avvicinano e contrappongono i due protagonisti. Nelle strofe I-II-III il pensiero della principessa è messo in relazione con coppie di elementi (sogno/occhi, soffio/labbra, carezza/mani) che a loro volta rimandano rispettivamente a paesaggi immaginati, a lingue sconosciute, a battaglie rievocate e quindi al senso della vista, dell'udito e del tatto. Alcuni termini sottolineano che l'amato è un prigioniero (chiusi, chiudesse, cella; serrate, silenzio, soffocasse; incatenate, sconfitta, privasse) e che si tratta di uno straniero (lontane, sconosciute, misteriose). Questi gruppi di parole contrastano con altre immagini: l'ambiente chiuso della cella con le terre sconfinate; il silenzio con l'armonia; la sconfitta con le battaglie vittoriose, enfatizzando la differenza tra il prima e il dopo nella vita dell'uomo. Dalla parte IV in avanti la principessa ripercorre la vicenda: con l'arrivo del prigioniero le loro condizioni si rovesciano, è lei a sentirsi estranea in presenza dello straniero, è il prigioniero a ridurla in schiavitù e a portarla dal controllo della situazione alla ribellione del cuore nei confronti della ragione. La figura dell'amato è tratteggiata attraverso alcuni elementi: polsi, sussurri, occhi, che richiamano a ritroso gli occhi, le labbra e le mani sfiorati prima nel pensiero dalla principessa. La sezione V ricrea l'atmosfera sinistra del castello (vento, torri, corvo, luna, segrete), con l'incedere della protagonista che si fa più incerto per l'emozione man mano che si avvicina al prigioniero. La strofa VI conclude il monologo interiore con la speranza che alla liberazione dell'amato dalle catene corrisponda la propria da un sentimento che la principessa vive con paura e smarrimento: lo vede infatti come un incantesimo, un sortilegio, una fonte di turbamento.