sabato 27 maggio 2017

#11 Lungo il fiume

Lungo il fiume

Lontano tremano i pioppi
come timorosi
di mostrarsi e quel fremito
ritrovo nel cuore.

Volteggia una farfalla
intorno all'agrimonia e veloci
vanno con la corrente
sogni e pensieri, ansie e desideri.

Susanna Contadin
15 maggio 2009


All'origine di questi versi c'è una camminata, ormai lontana nel tempo ma sempre viva nei ricordi, su di un argine assolato e deserto nei pressi di Gualtieri.
Le due parti della poesia descrivono il paesaggio attraverso elementi naturali che, interiorizzati, diventano altrettanti simboli di una sensazione. Ecco allora che il leggero movimento dei pioppi nel vento assomiglia ad un timore, ad un fremito d'ansia che investe il cuore, mentre la farfalla sull'agrimonia regala un momento di sospensione appena prima che la corrente si porti via quel chiasmo di positivo (sogni/desideri) e negativo (pensieri/ansie), mescolati e indistinguibili come acqua di fiume.

sabato 20 maggio 2017

#10 La malga delle pecore

La malga delle pecore

Mi sorge nel cuore
col sole
che muore
un mondo come a sé,
d'arcadica armonia
nella sua malinconia –
un mondo in cui le ombre
sono solo
quelle fugaci
delle nuvole in volo
e i suoni
solo quelli
delle greggi belanti
e dei lor campanelli.
Là le montagne arrossiscono
se le bacia il tramonto –
là è la natura
a scandire il tempo,
e la luna è soltanto argento
nell'azzurro.

Susanna Contadin
5 maggio 2009


Come il lago Alpe dei Cavalli, anche la Malga delle Pecore esiste davvero, ma sognando di visitarla l'ho trasfigurata in un mondo ideale che a tratti riflette la malinconia che l'ha immaginato.
I dolci pensieri ispirati da un tramonto di maggio portano il cuore a smarrirsi, fin quasi ad illudersi di veder realizzati i suoi desideri; una realtà diversa, bucolica e serena, emerge allora dai versi, percorsi da rime che sottolineano l'armonia di un mondo in cui i ritmi delle cose sono dettati dalla natura e tutto appare per quello che è, senza doppiezze. Così anche le ombre non alludono a paure, ma sono quelle concrete delle nuvole sulla terra, i suoni non sono i rumori delle nostre vite frenetiche, ma quelli rasserenanti delle pecore e la luna non ha bisogno di essere inquadrata in definizioni scientifiche, perché è soltanto argento nell'azzurro. Anche alla Malga delle Pecore è l'ora del tramonto che colora le montagne: un parallelismo che fa da aggancio con la realtà dalla quale questo sogno ad occhi aperti ha preso vita e nella quale torna a sprofondare per sempre.

venerdì 12 maggio 2017

#9 L'alpe dei cavalli

L'alpe dei cavalli

Qui dove i boschi
respirano luce e i laghi
si colorano di cielo
vanno i cavalli selvaggi –
giù dai pendii,
al vento le criniere,
nitrenti libertà.
Vanno,
e se anche un poco stanno
alle rive o tra le fratte
sempre ancora fremono
per la corsa novella
e già per quella
che poi verrà.

Susanna Contadin
28 aprile 2009


A volte mi ritrovo a viaggiare con la fantasia: seguo rotte immaginarie su mappe sconosciute, affascinata dai nomi evocativi di posti che forse non vedrò mai. Uno di questi è il lago Alpe dei Cavalli.
L'omonima poesia descrive quel paesaggio così come lo immagino e i frequenti enjambements fanno indugiare nel percorso. Leggere questi versi è per me come passeggiare lentamente in un luogo ricco di boschi attraverso i quali la luce filtra come se ne fosse il respiro, con acque di lago tanto limpide da riflettere un cielo che conferisce loro il proprio colore; un posto abitato da cavalli che corrono in libere discese, celebrando ad ogni nitrito quel senso di libertà e vitalità di cui il componimento vuole essere un'ode. Animali attivi anche nelle soste, che riempiono di ricordi e anticipazioni. Incapaci, come noi, di godere del presente.
Poesia selezionata nel XIII concorso Habere Artem e inclusa nell'antologia omonima, Aletti Editore 2010

sabato 6 maggio 2017

#8 Le grandi e piccole cose

Le grandi e piccole cose

Qui presso il grande bosso
l'ombra e la frescura
hanno il colore
delle cose
cercate
sempre,
trovate
mai –
pace nel mondo
e libertà,
o anche solo
la serenità.

Susanna Contadin
23 aprile 2009


Come in Dolce primavera, la tenerezza di un altro pomeriggio primaverile colto nei suoi elementi naturali - la fresca ombra di un bosso - è lo spunto per riflessioni che si spingono al di là del luogo e del momento descritti, fino ad arrivare a grandi e piccole cose. Il loro rapporto è sottolineato dall'accostamento qui / mondo e dal parallelismo strutturale tra l'eterna ricerca e l'impossibilità di trovare tanto valori universali quanto equilibri personali. Le grandi e piccole cose finiscono così per sovrapporsi, come ombra, frescura e colore si fondono in una sinestesia di percezioni.

giovedì 4 maggio 2017

#7 Dolce primavera

Dolce primavera

Nuvole vaporose
corrono, svaniscono,
nel cielo luminoso,
come schiuma
su di un mare
che rive non ha –
Mi perdo
a seguire un pensiero
leggero
che viene, che va –
che va, che viene,
come le altalene.

Susanna Contadin
18 aprile 2009



Era un luminoso pomeriggio di aprile; le ore scorrevano malinconiche tra il giardino e il dondolo e con la stessa facilità del ritmo che ha è nata Dolce primavera.
La poesia descrive quella giornata attraverso gli elementi naturali che la caratterizzarono: gonfie nuvole bianche si muovevano nel cielo facendo pensare a schiuma su di un mare sconfinato. Da questa associazione di immagini scaturirono lievi pensieri - ricordi o speranze dal ritmo di altalena, come i suoni e le rime di questi semplici versi.