sabato 30 marzo 2019

#13 Il campo di Fossoli

Il campo di Fossoli

Ci sono posti
che l'abbandono
rende più tristi,
ma chi ha visto questo
non sa se sia più tristo
pensarlo
abitato un tempo
da corpi senza vita o voglia
di vita e da speranze
impigliate
nelle alte reti spinate
o vederlo
adesso che come prima i morti
stanno ora le rovine –
come prima i sogni
vanno ora le robinie
oltre i muri e gli stradoni
ma non le recinzioni.

Susanna Contadin
13 maggio 2009


Ho scritto queste riflessioni poco dopo aver visitato il campo e sull'onda del ricordo ho sviluppato il confronto tra presente e passato che percorre l'intera poesia. Mi ha colpito vederlo ora come un luogo abbandonato e immaginarlo per ciò che ha rappresentato un tempo, quando a popolarlo erano persone private di tutto, morte già in vita come le sue attuali rovine; quando ad abitarlo erano speranze irrealizzabili, incapaci di varcarne i confini, come le robinie che ora ne hanno preso il posto.

#12 Pensieri mentre albeggia

Pensieri mentre albeggia

Viene la luce
e mi trova già desta,
viene dai monti
il lamento dei venti –
viene a dar voce
ai miei silenzi.

Forse anche oggi pioverà –
forse, anima, sarà oggi
che oltre agli scrosci
anche chi attendi busserà
alle porte invisibili
del tuo essere sola.

Susanna Contadin
21 aprile 2009


Sono versi nati alle prime ventose ore di un nuovo giorno, questi, e l'anafora (viene) sottolinea lo stretto legame tra ispirazione, alba e vento. Si sviluppano poi come una sorta di speranzoso dialogo interiore con l'anima, illusa che avrà - forse - fine la sua solitudine.

domenica 24 marzo 2019

#11 I morti di Kreuzberg

I morti di Kreuzberg

Passa il vento come allora
all'incrocio dei monti...
Leggero il giorno
come il tempo,
percorre i boschi frementi
un brivido di faggi.

Ed è più inquieto
se manca il sole –
con la sera corre sulle rocce
il vento,
là dove a volte
pare scivoli uno spirito,
se troppo indugia e trema lo sguardo.

Schianta ancora le vette la notte,
strappa in un turbine
una danza a più luci il vento...
Ma poi verso valle
dilegua la sua voce – un senso
come d'attesa resta,
come di nubi oltre la luna,
o stella triste che annuncia tempesta.

Susanna Contadin
2 settembre 2008


Era estate, erano così giovani e se ne sono andati senza nemmeno il tempo di cercare un perché. Quando per caso, in vacanza nei luoghi dove avevano vissuto, ho saputo del loro triste destino, ho deciso di ricordarli scrivendo di loro, "i morti di Kreuzberg".
L'ho fatto delineando un presente che richiama quel loro tragico momento passato, come a dire che la vita, pur continuando dopo una perdita, un po' anche si ferma. Come a dire che il tempo non basta ad alleviare il dolore del ricordo, vivo ora come allora. Ho voluto creare un significativo contrasto tra la loro spensieratezza (leggero) e la morte che li attendeva, anticipata da un presentimento (brivido) che si manifesta attraverso elementi pervasi da una sottile inquietudine (l'assenza del sole, il vento come uno spirito, una stella che annuncia tempesta) e una serie di termini negativi (schianta, notte, strappa, turbine). La poesia si chiude con un senso di attesa, quasi non si potesse credere - e men che meno accettare - che possa essere andata così, che possa essere finita per quei ragazzi - per più luci - la danza della vita.